Intervista SottoFasciaSemplice

Sembra addirittura superfluo introdurre una personalita' come Katanga, entita' brillante che si cela dietro Intolleranza e Sottofasciasemplice... e per chi non e' cresciuto a forza di brani come Ancora in piedi, Come il vento, Steppa o Crociato, beh... tanto peggio per lui.Oggi abbiamo il piacere di intervistare proprio lui, fautore di progetti musicali sempre all'avanguardia ed innovativi, ponendo l'accento sull'ultima uscita di Sottofasciasemplice, ovvero, Idrovolante.

Un paio di dettagli che saltano all'occhio ancor prima dell'ascolto di Idrovolante, quando incuriositi, sfogliamo le pagine del ricco libretto, sono i luoghi in cui lo stesso ha visto la luce: Egitto, Giappone e, finalmente, Italia; e le lingue in cui i testi sono tradotti: inglese, francese e giapponese. Puoi raccontarci qualcosa a proposito di questa varieta' geografica e linguistica, che rende il cd in qualche misura cosmopolita ?

Un po' per forza di cose, un po' per le scelte che ho fatto nella mia vita dopo la brusca fine di Intolleranza, tutto sommato in Italia ci sono stato molto poco. Nei miei progetti, sin da Gambadilegno, intendevo costruire una trilogia. Tre e' sempre stato per me un numero in qualche modo definitivo.Di fatto l'impatto con l'oriente, e' gia' alla base della terza puntata, conclusiva, della trilogia SFS: Crociato. Ma l'Oriente ha messo alla prova molte precedenti facili convinzioni e mi ha permesso di andare ancore oltre.Il caldo, la morbidezza dei panorami rispetto al nostro marmo, i tratti misteriosi delle divinità antiche. I sapori quasi troppo dolci e mielosi, l'imprecisione e la pazienza, il fatalismo. Le dorature eccessive, i ghirigori infiniti, le donne voluttuose e sovraccariche di ori e gioielli.E' in mezzo a questo caos che nasce l'Idrovolante, e che paradossalmente e' stato possibile ridefinire e richiarire a me stesso i miei valori-chiave. Concludere.

Ci sono voluti quasi sei anni per finire questo quarto album, che e' stato registrato in tanti posti diversi e con l'aiuto di tanti musicisti diversi, da ultimo addirittura giapponesi.Ho fatto di tutto per utilizzare questa occasione per "sbaragliare" quella che altrimenti sarebbe stata una trilogia SFS. Naturalmente non ho nulla contro i tre dischi precedenti, che considero parti integranti di un unico cammino. Ma dove la trilogia era scura ho voluto costruire un disco piu' luminoso. Dove il messaggio era cupo ho voluto chiarire. Dove i titoli erano focalizzati su personaggi "disumani o disumanizzati" come Gambadilegno, Perseo, e Crociato, ho scelto invece uno strumento meccanico, un mezzo. Io spero che questo idrovolante sia un mezzo ed un messaggio di liberazione e di speranza per chi lo ascolta.

A giudicare dai contenuti e dalle espressioni musicali di Idrovolante, verrebbe da pensare che e' da tempo che hai in cantiere questo progetto. Come nasce un lavoro cosi' curato, variegato, a tratti, complesso e quali sono state le tue fonti d'ispirazione, sia dal punto di vista concettuale, che da quello, meramente, musicale ?

Musicalmente c'e' stata voglia di allontanarmi dalle tonalita' piu' scure e buie che avevo utilizzato finora. Difficile per me, perche' ci ricasco sempre. Ma forse anche la collaborazione con altri musicisti, in posti dove tutti gli schemi sono assolutamente liberi dalle nostre regole musicali, mi ha permesso di allontanarmi dalla linea precedente.Allo stesso tempo ho voluto anche usare la parola in modo diverso. Il fatto di cantare in italiano (e in generale di cantare!) e' stato per me sempre fonte di forti dubbi. Per questo ho provato a usare l'italiano per quello che e'. Una lingua teatrale, fatta per la declamazione, per l'opera. Il tema anni venti-trenta, le figure un po' eccessive, d'annunziane, favorivano un uso un po' declamatorio ed esagerato. Spero se ne colga l'ironia. Il tema degli idrovolanti, delle grandi imprese italiane ci riporta ad un'Italia eccezionale, un'Italia che osa e stupisce il mondo con i prodigi del design della meccanica, del coraggio, dell'osare.E' l'Italia a cui voglio piu' bene. La laguna di Orbetello ed il suo aeroporto da cui le centurie alate di Italo Balbo si lanciavano verso l'Atlantico, le colline della maremma sono i panorami della mia infanzia, ai quali sono piu' affezionato. Il simbolo dell'Idrovolante e' un'immagine per la quale nutro un sincero affetto ed una profonda ammirazione.

Come abbiamo avuto modo di descrivere nella recensione, la canzone - a nostro modesto parere - che piu' colpisce e' Come mai, forse uno dei brani piu' forti, espressivi e diretti che sia stato scritto negli ultimi tempi. Una rappresentazione cruda e realistica della deriva che sta prendendo il nostro mondo e, probabilmente, l'episodio meno personale, nel suo essere piu' esplicitamente indirizzato all'ascoltatore, di Idrovolante. C'e' una critica anche a noi, alla nostra vita casalinga, ammorbidita e circondata dal troppo affetto di queste mamme con cornetto e cappuccino che fa riflettere su di un modus vivendi ovattato e bulimico, di cui la naturale conseguenza e' l'incapacita' a riconoscere e affrontare la dura evoluzione della societa' che ci circonda. E nelle nostre menti, il rimando alla situazione della gioventu' francese nei confronti dei neo-compatrioti nord-africani e' quantomai evidente ed attuale. Siamo ancora pronti e preparati, oppure stiamo scivolando anche noi nelle comodita' del mondo occidentale? Parafrasando Scacco al Re, "la verita' e' che non sta scritto da nessuna parte che alla fine ci si salva" ?

E' vero, "Come mai" non e' una canzone personale. Eppure poi alla fine forse e' la piu' personale, perche' e' un vero sfogo, una lista di cose che volevo veramente dire. Senza parafrasi, mezze parole, simbologia. Direttamente quello che penso quando vedo i giornali, le foto delle manifestazioni pacifiste, i reality show, l'internet, i telegiornali, i messaggi su indymedia. Eppoi volevo che in un periodo in cui la scena e gli schermi sono stati completamente invasi dal ribellismo penoso, semplificato, allegrotto, commercializzato dei cosiddetti no-global, ho pensato che molti giovani che in qualche modo volgiono ribellarsi veramente, potrebbero non avere altra scelta se non unirsi al viscido movimentismo dei centri sociali. Perche' la vera ribellione alla fine e' quella che ha una voce e che si sente. E quelli li la voce ce l'hanno. E' lagnosa, fifona, vigliacca, ladra e bugiarda, ma pur sempre una voce. Dalla parte nostra invece manca il numero, non manca la voce. Ma il numero serve a creare una voce che si esprima e si legga in termini non semplicemente "alternativi", ma originali. Cioe' originati (originaires) proprio da noi. Non solo in risposta agli altri. Senno' si perde sempre. Mi sono accorto che siccome manca il numero delle voci, manca una possibilita' di manifestare, in termini comprensibili a tutti, la nostra frustrazione e la nostra rabbia a volte quasi disperata, data proprio dalla mancanza di scelte possibili. Mi sono detto che c'era bisogno che anche io, con SFS, come fanno altri, partecipassi ad un rilancio in modo semplice e chiaro di pochi concetti chiave a cui ritengo che sia legata la nostra vera rivolta contro il mondo moderno. Ma proprio perche' il cosiddetto mondo moderno in verita' non ha niente di "moderno". In verita' e' vecchio, stantio, falso e - diciamolo - quasi finito. Io non so dove sia il vero mondo nuovo. Vedremo. Insomma "in questo mondo di rovine destinato a rovinare" l'importante e' che noi si abbia le idee chiare su quali sono i nostri veri valori-chiave.Sara' ormai l'influenza dell'Oriente, ma trovo che se e' vero che in fondo muoriamo tutti, allora ricordiamoci che comunque tutto invecchia e muore. Anche gli imperi, millenari e non. Quindi tutto sommato conta solo esserci quando ci siamo. Conta solo quello che si fa finche si e' vivi. Quindi noi facciamo cosi. Gli altri...tutti all'inferno.

Considerato che il tuo nome viene evocato in Mercenario, ballata dai toni quasi irlandesi e unico brano non originale di Idrovolante, ce lo sveli questo segreto ? Perche' Katanga ?

In verita' gia' nel primo disco, Gambadilegno, esce fuori la storia di questo nome, che mi e' stato dato proprio per la "canzone del mercenario". Per questo l'ho messa alla fine di Idrovolante, come una specie di firma. A quei tempi, meta' anni ottanta, ero nel Fronte della Gioventu', e in caso di manifestazioni in citta' "difficili" si andava spesso in pullman da diverse citta' italiane a dare una mano. Una volta, andando a Bologna, c'era una chitarra sul pullman e chissa' perche' cantavamo e ricantavamo la canzone del mercenario, che appunto inizia con "son morto nel Katanga", nelle sue varie versioni. Finche' davanti non ne potevano piu': "a Katanga! e dacce 'n tajo!", oppure chi approvava: "a Katanga! e facce Europa Nazione!". Magari addirittura anche "a Katanga! e facce er cervo bianco!". Insomma siccome i romani sono romani, ormai alla fine della giornata mi chiamavo Katanga. E' andata cosi'.

A noi - che come chiunque altro, ci facciamo trasportare dalle parole e dalle atmosfere della tua creazione - viene spontanea un'associazione tra Riccardo III e All'insegna del cervo bianco, grazie a quest'ironia un po' perfida che vorrebbe buttare fuori alcune anime "rompicoglioni", verrebbe a dire, caricaturali, che farciscono il nostro ambiente... Parlando piu' in generale, siamo davvero come ci dipingono? Vecchi tromboni, fisici pompati e cervelli vuoti, metafisici dall'occhio spiritato e dal pallino complottista... o come spesso si sente dire: se non sono matti, non ce li volete? Ma poi, forse, la cosa che piu' ci manca e' proprio un po' di sana auto-ironia a stemperare quei toni drammatici e tragici che ci si sono incollati addosso e che emergono anche in La legge. Cosa ne pensi ?

Si ma in verita' i rompicoglioni a cui mi riferisco in Riccardo III sono soprattutto i rompicoglioni "esterni". Non sono quelli del Cervo Bianco. La "festa privata" e' una festa tra di noi, l'occasione in cui possiamo veramente spogliarci di tutta la nostra prosopopea, delle nostre bardature perfezionistiche, per ammetterci una volta per tutte che no, non siamo affatto perfetti, e che e' chissa' per quali paure, per quali incertezze e oscurita' interiori che ci siamo trovati tutti insieme - "tutti lontani e tutti vicini" - a combattere per degli ideali talmente alti e solari.Ma in fondo, il culto mitraico, solare per eccellenza, non si celebrava forse nell'oscurita' sotterranea?..Ed ecco che allora i rompicoglioni ripassano dalla porta di dietro, e ce li ritroviamo tra di noi a recitarci e dettarci regole piatte e libresche fatte per dimostrare una falsita' oscena e cioe' che noi siamo si' perfetti, si', i migliori, si' i piu' forti, si' i piu' giusti. E' qui pero' che che se abbiamo il coraggio di spogliarci di tutto, anche dei nostri corpi, e ci guardiamo solamente le anime, allora volano via i rompicolgioni di dentro e di fuori, e rimangono solo le anime, cioe' i valori-chiave, il battito del cuore. Anime umane e imperfette, capaci di ammettersi di essere deboli, e per questo invincibili.Lo ripeto: invincibili. Perche' ammettono e conoscono perfettamente la loro imperfezione. Riccardo III e' la declamazione di un'anima stanca ma invincibile.Ma il messaggio vuole essere anche politico: dico, facciamone di piu' di queste feste private. Chiudiamo i portoni, teniamo fuori chi non c'entra, e mettiamo in discussione tra di noi questi grandi-super temi e super-tabu e super-certezze. Eppoi tutte le strane super-reinterpretazioni fatte di super-luoghi comuni, che ci vengono serviti e spesso pre-digeriti spesso non si capisce bene da dove. Mistero.

Discutere e' divertente e fa bene. Noi italiani non veniamo dai boschi, ma da tradizioni mediterranee e civili, dal foro romano. Essere capaci di discutere tra di noi e' un lusso di chi siede su secoli di civiltà. E rende invincibili. Questa e' la mia convinzione. Questa in fondo e' una proposta che lancio anche a voi di Novopress, che avete messo in piedi questo bel progetto. Proviamo a chiudere i portoni e a discutere tra di noi sul nostro modo di vedere il mondo e la sua storia, non attraverso la lente ideologica reinterpretativa (che certe volte somiglia tanto a quella sovietica anni cinquanta) ma semplicemente attraverso il cuore, attraverso quei valori e quelle aspirazioni che ci hanno trovato (per secoli?) e ci trovano oggi, tutti sotto le nostre bandiere, sempre vivi, sempre pronti, sempre pieni di gioia e speranza. Non e' inutile. E' fondamentale. Il concetto dell'invincibilita' e' un antico concetto solare che in qualche modo ho voluto fosse presente nel sottofondo di tutto Idrovolante. So che alcuni l'hanno colto, nel suono del motore che appare a fare da base a diversi pezzi. L'idrovolante stesso e' un mezzo potenzialmente libero e invincibile.Spogliamoci di ogni barbara rigidita' ideologica, guardiamo invece solo ai nostri pochi, certi, chiari valori-chiave, con sincero spirito latino, e saremo veramente invincibili.

Tra suoni brit ed elettronici che ricordano a tratti Moby, tra gli ideogrammi giapponesi e le armonie suggerite dalle traduzioni francesi, c'e' spazio per un rinnovato sentimento patriottico espresso da Mediterraneo, attraverso un'ode a quella che e' la nostra gente. Che si tratti di una devozione meramente poetica o di un impeto propagandistico ?

Ho ritirato fuori il Mediterraneo perche' sento che il nostro popolo sta avendo difficolta' con il suo Mare e con la sua appartenenza. Sento che il nostro popolo si sente tanto occidentale e poco mediterraneo. Questo e' un errore grossolano, che mi fa temere per la nostra convivenza con quelli che sono stati - nel bene e nel male - i nostri compagni di cammino mediterranei. Hai ragione quando parli di come scivoliamo nella comodità e - aggiungo - nella pigrizia mentale e spirituale di questo mondo occidentale. C'e' molta confusione. Insomma ammettiamocelo, vivere in pace con i nostri vicini e' un vero lusso. Certo, e' un lusso a cui abbiamo ragione ad aspirare, ma pur sempre un lusso, quindi difficile da ottenere, come ogni lusso che si rispetti... Cosi' come tutti abbiamo diritto ad aspirare ad una natura pulita, ad un mondo in cui tutti vivono felici e contenti. Ci aspiriamo ma e' un lusso, quindi e' molto difficile. Non tutti riescono a permettersi facilmente i vini migliori, i cibi migliori, l'aria migliore. E allora perche' sarebbe facile la convivenza con i nostri vicini? E' difficile. Certo, per i bolscevichi (vecchi e nuovi) e' sempre facile. Bolscevichi, simbolo della pigrizia mentale e intellettuale. Era sufficiente prendere a chi ha, e redistribuire. Ma poi sappiamo come va a finire, perche' a forza di prendere e di non costruire mai nulla da se', prima o poi rimane solo merda. Merda per tutti. Cosi' la pace e la convivenza. Per i nuovi bolscevichi e' facile. Basta aprire le porte e sventolare bandiere arcobaleno, magari cantare canzoncine penose sui gradini delle chiese. Ma la pace e la convivenza sono un lusso eccezionale, e bisogna pagarle con uno sforzo maggiore. Si vive in pace con i vicini solo se si fa un vero sforzo per difendere se' stessi, la propria cultura e la propria identita'. Un popolo sicuro della propria identita' non ha nessuna paura di aprire le porte allo straniero, non lo teme e non perde se' stesso ne' la propria cultura. Roma non ha mai avuto paura di aprire all'esterno, se non - giustappunto - alla sua fine.

Io stesso personalmente vivo ormai da anni in mezzo a gente di razza, cultura e lingua diverse dalla mia. Per questo perdo la mia identita' o mi trasformo o mi dimentico? Se mi trasformo, e' solo in meglio. Imparo dagli altri e se possibile gli altri imparano da me. Ma per far questo, io devo essere sicuro della mia cultura, amarla e interpretarla in modo originale. Alcuni non saranno d'accordo, ma io trovo inutile che ci travestiamo da nord europei: noi italiani siamo mediterranei. Tra l'altro, storicamente, quando ci comportiamo da mediterranei, il Mediterraneo ci ama e ci guarda quasi come un popolo-guida; quando invece - per strani e inspiegabili complessi di inferiorita' e motivi sinceramente a me incomprensibili - imitiamo (male) i nostri cugini nord-europei, il Mediterraneo ci odia e ci deride. Con Idrovolante, e prendendo a piene mani nella nostra storia degli anni venti e trenta, mi verrebbe quasi di dire: basta coi vichinghi! Ma poi che ne so io dei vichinghi? Come faccio a sentirmi piu' vicino a loro che, per esempio, ai libanesi? Come fare a non vedere gli stessi colori e a non sentire gli stessi sapori del Mediterraneo su tutte le sue coste? Il genio italico e' un genio mediterraneo! Come fare a coprirmi gli occhi e a non vedere le rovine dell'Impero di Roma in tutta la costa Sud di questo mare veramente eccezionale? La culla della civilta'. Dalla Siria all'Egitto, dalla Libia al Marocco? Come fare a non vedere come, anche oggi, la gente in quei paesi si occupa di quelle rovine e indica quei monumenti con vera fierezza ed ammirazione? Non sarebbe segno di una cecita' totale?Allora come fare non meravigliarsi quando si scopre che le colonne del Pantheon sono arrivate via nave lungo il Nilo fino ad Alessandria, poi via mare fino a Roma? Dimenticare la ricchezza che ci lega al nostro mare, in nome di non so quale ideale nordico e nebuloso, e' come tagliarci le gambe da soli. La forza nostra e' nel Mare Nostro. E' li che risiede il nostro Destino di italiani. Nessuno al mondo ha un mare cosi' ricco di storia, di genti, di colori, di sapori.

Oltre alla domanda di rito "quali sono i tuoi progetti futuri", vorremmo porre l'enfasi su un argomento che ci sta molto a cuore, ovvero, l'arte sia essa cinematografica, musicale, visiva, ecc. Un tempo l'arte era considerata strumento indispensabile di propagazione dell'idea, sia per la sua efficacia immediata, che per il suo impatto emotivo. Cosa e' successo nel frattempo? Come si e' arrivati - salvo alcune eccezioni - alla negligenza piu' totale di questo importantissimo vettore comunicativo ?

"Quali sono i tuoi progetti futuri" mi piace molto, perche SFS e' un gruppo a cui sono davvero affezionato, e che mi ha dato veramente moltissime soddisfazioni. Vorrei senz'altro vedere in futuro un nuovo disco. In verita', alcuni pezzi li ho gia' buttati giu', anche se pero' e' molto presto per sapere di che suono e di che "concept" si tratterebbe.Quello che dici sull'arte e' vero, e anche sulla negligenza forse hai ragione. Il risultato e' che la nostra musica rimane sempre "musica alternativa" e non musica e basta.

Purtroppo molti ostacoli ce li mettiamo da soli, quindi figurati gli altri..Pensa che mi e' capitato certe volte di sentire chi mi dice: tu non puoi fare musica, perche non stai militando. Allora gli dico: che c'entra, io ho militato prima per le strade, e adesso milito facendo e producendo musica mia e di altri, non e' forse un contributo importante anche questo? Risposta: no, perche' c'e' gente che mentre voi suonate sta per le strade e rischia per davvero. E io: e infatti e' proprio per questo che noi scriviamo e registriamo queste canzoni! E' proprio per appoggiare tutto quello che fanno e per dargli supporto, in modo che possano fare vedere bene a tutti che non sono soli, che non sono fuori tempo, che non sono una sparuta minoranza senza idee! Che vorresti? Pensi che sarebbe meglio se i nostri dischi non esistessero? Che non venissero mai registrati, distribuiti? Sarebbe meglio se tutte queste cose non venissero mai dette e sentite? Che cosa vorresti esattamente? Risposta: ..Risposta un cazzo (que dalle !), in verita'. Perche' non c'e' niente da rispondere. La verita' e' che noi dovremmo produrre ancora di piu', di tutto, in tutte le direzioni! E oltretutto non dovremmo mai mirare a sostituire quello che viene prodotto dai pelosi (crasseux) dall'altra parte. Io sono contento se esistono i 99 posse o Manu Chao o gli Inti Illimani. E che me ne frega? L'importante e' che io registri e produca e dica e faccia quello che mi piace a me. Chi provera' a impedirmelo?

Ecco! E' questa la vera lotta, la lotta per i nostri spazi, la lotta per difenderci da tutti i censori rompicoglioni, la lotta perche' nessuno (ne' fuori ne' dentro!) si permetta di impedirci di creare, suonare, registrare, distribuire.Per questo l'attivita' di Perimetro, Rupe Tarpea, Paranoise (cito solo loro perche' mi producono!) e degli altri label del nostro ambiente e' per me qualcosa di quasi sacro, perche' e' un'attivita' intrinsecamente "buona", perche' e' dedita all'alimentazione ed al supporto dello sforzo creativo ed espressivo, senza il quale il mondo sarebbe triste, buio e privo di senso.

Nel ringraziarti per la tua bellissima opera Idrovolante e per il tempo concessoci, ti salutiamo calorosamente a nome di tutta la redazione di Novopress.

Sono io che ringrazio voi per le parole gentili e per questa opportunita', e mi complimento con voi per il bel progetto Novopress, al quale auguro ogni successo. Saluti !



Non Conforme : Finalmente esce "Gambadilegno", il primo cd di SottoFasciaSemplice o devo dire SFS-1 ?

Finalmente davvero. Considerato che le prime piste le abbiamo buttate giù due anni fa. Ma adesso ci siamo velocizzati, e non ti nascondo che stiamo finendo di mixare una seconda "dozzina" registrata tra il 1997 e quest'anno.
Per delle gambadilegno niente male no ?

NC : Ma che cos'è una "sotto fascia semplice" ?

Niente di che... è un vecchio tipo di spedizione postale. Più o meno riservata. Tanti fascicoletti tutti indirizzati ad uno stesso destinatairo. Ci piace l'idea del fascicoletto con l'indirizzo. Un fascicoletto di canzoni che hanno un senso ed una direzione solo quando le metti tutte insieme. Ma a dire la verità ci piace la sigla : SFS. Vedi, se la trasformi in rune e dici - per farla breve - forza origine forza, hai una specie di frase secca : "la forza all'origine della potenza". Bella sigla no ? Comunque SFS esisteva già da un pezzo, nel mio cranio, nel 1987 pensa un po', prima di scogliere di marmo e Intolleranza. Per esempio "Bastiglia" (con cui tra l'altro inizia il cd degli intolleranza), era un pezzo su una demo di SFS che era una specie di delirio di bassi distorti. Mi è piaciuto recuperare SFS. Lo sento molto come un ritorno.

NC : A proposito di Intolleranza, recentemente è stata esaurita la tiratura di "tutti all'inferno". Cosa rimane degli intolleranza in SFS ?

Il basso. E una parte delle voci. A mio avviso in un certo senso anche l'uso dei cori e dei controcori, la cupezza in alcuni pezzi. il disordine e l'arroganza in altri. Eppoi, spero, la mia fissazione di voler creare atmosfere più che canzoni. In fondo con gli intolleranza i pezzi dovevano essere suonati dal vivo. Quindi dovevano avere ritornelli, cori, slogan eccetra. Con SFS faccio come mi pare. Possiamo fare tracce su tracce urlando e facendo casino. Oppure possiamo stare lì a perdere ore dietro a piccole cretinate di cui alla fine probabilmente non si accorge nessuno... Insomma c'è un po' più di lavoro e forse le sensazioni e le emozioni sono trasmesse in modo più diretto ed immediato, senza pensare troppo a cosa bisognerebbe o non bisognerebbe dire.

NC : Ma l'impostazione musicale è molto varia. I pezzi molto personali...

Si' effettivamente mi lascio andare a raccontare le mie storielle... Insomma, a un certo punto mi ero bloccato. Le cose che avevo da dire le avevo più o meno dette in tutte le salse, quindi a meno di mettermi a scrivere i commenti sulla cronaca quotidiana, cosa che non so e non voglio fare, non avevo più niente di "politico" da raccontare. Quindi ho parlato anche di me e di come l'ho vissuta io, la mia esperienza politica, la mia militanza. Ti dispiace?

NC : Affatto. E un po' curioso però. E si fa poco tra i nostri gruppi...

Non trovo. In fondo guarda ad esempio "fare quadrato" dei Londinium (a proposito complimenti, me lo sento e me lo risento). Penso sia pieno di personalità. L'importante è metterci del proprio, spiegare meglio come mai si provano certe emozioni. Regalare qualcosa di prezioso a quelli che sanno ascoltare. E una questione di generosità. non sempre e solo di rabbia e incazzature. la rabbia cieca mi ha veramente annoiato.

NC : Che ne pensate dell'attuale nostra scena politico-musicale, per così dire ?

Bah. noi non facciamo politica. Facciamo casino in studio. E secondo me per fare casino bene bisogna cercare di fare buona musica. E allora bisogna fare sforzi. Peraltro secondo me molti dei gruppi "nostri" che sento, tendono a ripetersi e ad imitarsi a vicenda, e questo, se continua così, è disastroso. A mio avviso invece è necessaria la ricerca di uno stile particolare. Di un "sound" che sia lui a caratterizzare un'area, non le parole cantate. La ricerca dovrebbe essere quasi esclusivamente musicale, perché in fondo le cose che dovevamo dire le abbiamo già dette e ridette.;. Io spero che il nostro cd di sotto fascia semplice sia almeno un sasso nello stagno... O una volpe nel pollaio, o benzina sul fuoco, o vento nelle fronde, o il cacio sui maccheroni, o cervo nel bianco, o..;

NC : E come sarebbe questo stile?

E che ne so, scusa. Io intanto ci provo. Non dico mica di avere le risposte. dico solo che mi piacerebbe poter incontrare questa tendenza. Paragonare la mia ricerca personale a quella di altri che cercano in altre direzioni. Insomma vorrei che ci fosse un vero movimento. Ma moderno, non il solito oi. Perché, bisogna dirlo, quello era superato già quando suonavo negli intolleranza. Insomma a mio avviso i camerati che si mettono a fare musica adesso devono paragonare la loro tecnica ed i loro suoni a quello che si mettono alla radio, non ad altri cammarati che suonavano dieci anni fa.

NC : E che ne pensi allora di "Tributo a Janus"?

Non lo so, non ci avete messo il pezzo dei SottoFasciaSemplice...




SOTTOFASCIASEMPLICE
di Attila

L'ultimo lavoro di Sotto Fascia Semplice, Perseo, mi e' piaciuto molto, pur mancando (escludendo "Paura delle aquile") i riferimenti lirici epici che costituivano per me la forza maggiore del precedente Gambadilegno, abbiamo un disco molto efficace, piu' lineare, con momenti quasi da rock tradizionale italiano, ben gestito con una forza evocativa sempre presente in anni di tua produzione sotto vari moniker.

E vero che in Perseo mancano i "riferimenti lirici epici". Me ne sono accorto alla fine. Nellultima fase del missaggio. Quando il disco prendeva forma perche doveva prenderla per forza. E devo dirti che la sensazione un po mi ha spaventato. Paura delle aquile e lunico pezzo da "noi collettivo". Cosi, se con Gambadilegno mi sentivo ai margini del branco, con Perseo mi sento al di fuori. Da solo. Ma e stata anche una sensazione di liberta, una personalizzazione di tutte le emozioni che hanno caratterizzato la mia vita fino a questo momento. Insomma ho voluto presentarmi da solo. In fondo e questo il senso di SFS. Se e vero che Presente e un po retorica, da inizio cd, i pezzi che seguono sono sempre affari miei. Io a Ventimiglia. In Perseo, io che fucilo tutti e mi autodistruggo la vita. Oppure io che mi sorbisco da solo in un bunkerino da spiaggia - con la mitragliatrice - lo sbarco in Normandia. Eccetera eccetera. Pero pur essendo da solo, sono certo di raccontare sensazioni, emozioni, frustrazioni con cui ognuno di noi ha dovuto fare i conti prima o poi, per davvero o per finta. E lo stesso. Con SFS, sono solo ma vengo dal branco. Nessuno puo levarmi questo marchio, o comunque la sua cicatrice.

Quale e' la differenza maggiore tra i tuoi due dischi. E' forse questa una naturale evoluzione di stile, oppure un completamento del lavoro precedente.

E' un passaggio. Una messa a fuoco. La rabbia del primo, nel secondo diventa pressione. Direzione. Ce una direzione, ma purtroppo la sento ancora vaga. Fumosa. Quanto mi piacerebbe fare un disco solido, un pezzo di acciaio. Lucido, diritto. Veramente lineare. Coerente. Sicuro. Invece mi sento sempre zoppicante, anche se meno del gambadilegno del primo cd. Quando nelle recensioni parlano di "varieta di stili", di "lavoro eclettico", loro lo intendono positivamente. Lo invece mi incazzo. Quindi non so se Perseo e veramente un completamento. Diciamo che e la seconda puntata. Dopo un notevole sforzo di disciplina (che purtroppo forse ancora non si vede).

Ma come nasce e come si e' evoluto il progetto SOTTO FASCIA SEMPLICE in tutti questi anni. Se non erro realizzasti delle cassette (1987, cassette non ufficiali. NDR) anni fa sotto lo stesso pseudonimo e anche se le sonorità erano abbastanza diverse gli intenti, sia verbali che musicali erano simili.

Sotto Fascia Semplice e stato forse il mio primo gruppo in italiano. Parliamo del 1985 o giu di li. Prima suonavo in un paio gruppetti punk, sempre in inglese. Ma la mia fissazione del basso elettrico ha fatto si che tutta un tratto ecco che invento questo gruppo fantasma solo bassi e batteria. Canzoni lunghissime, solo bassi, distorti e non. La vocina roca perennemente incazzata contro tutto e tutti. Temi semplici e banali : droga, rivoluzione, botte a destra e sinistra. Insomma roba da darsi le martellate per farla smettere... Ma immagino che un paio di pezzi, poi ripresi da Intolleranza, valevano qualcosa.

Ma in origine SFS era un gruppo o sbaglio ?

Si e no. Mai suonato dal vivo. Io e un batterista. Qualche amico urlante qui e li.

Come mai e' diventato questo monumento al "trio individuo" ?

Be visto che quel giardinetto era il mio giardinetto personale, potevo metterci un bel monumento a me stesso, nella migliore tradizione egocentrica e presuntuosa.... Ma in verità non e un monumento, e una cassetta di legno su cui posso alzarmi in piedi e gridare quello che mi pare...

Ci sarà possibilità che SFS torni un gruppo vero e proprio e che suoni dal vivo ?

Magari ! In fondo non e difficile, e non ti nascondo che conto di provarci. Dammi un altro annetto. Se riesco a finire il terzo cd, e se viene bene accettato, stai pur sicuro che voglio suonare dal vivo. Adoro suonare dal vivo. SFS sul palco sono cinque persone: cantante, chitarra-voce, seconda chitarra, basso, tastiera-sequencer, batteria. E decine di bandiere nere...

Mi dicono faville del terzo lavoro, che sarà radicalmente diverso a livello sonoro, addirittura mi dicono parti marziali e momenti da gruppi neofolk/industrial. Quanto cè di vero ?

Senti, mi trovi in un momento difficile. Ho già più o meno registrato cinque pezzi del cd, ma adesso mi sono fermato. Forse perché ho cambiato casa, e rimontare lo studio e stato un vero bordello. Ma il fatto e che sto cercando qualcosa, e devo ancora capire cosè. Si, dei primi pezzi sono molto soddisfatto. Ma devo adesso fare qualcosa di più, per farli stare in piedi bene in un unico lavoro. Devi capire che finora ho registrato ogni cd come se fosse stato lultimo. Da Intolleranza in poi, ho sempre fatto cosi. Come se poi dovessi accartocciarmi e scomparire, lasciando solo una decina di pezzi per spiegare tutto. E finora quello che ho registrato non basta. E solo un aspetto, una faccia della medaglia. Quello che voglio e un disco che sia veramente viscerale. Voglio un distillato di atmosfere. Prima hai parlato di "forza evocativa". Be a mio avviso creare queste atmosfere e lunica cosa che io so fare con la musica. Melodicamente lo so che sono una sega. La voce...beh insomma sai che cosa mi dicono di solito. Ma invece le atmosfere sento che riesco a crearle. Mica sempre. Ma ce lavrò fatta in qualche pezzo sparso. In fondo anche in Perseo.

Perché Perseo ? Cosa rappresenta loscura ma bella copertina ? Cosa significa il bel testo ?

Nel personaggio Perseo cè quel momento in cui si tronca, si spezza. La copertina come hai visto e una spada. Offerta da una divinità. Poi quando apri il cd ecco la scena madre : Perseo ha appena tagliato la testa alla medusa. E ancora terrorizzato e disgustato, le vipere che formano la chioma della gorgone gli mordono il polso. Ha vinto, ha usato la spada. Ha osato tagliare. Il senso della copertina e questo : ecco la tua spada. Adesso usala. Il simbolismo e ampio. E quindi ognuno di noi ci si può riconoscere. Personalmente la preparazione ha coinciso nella mia vita con un momento in cui mi sono completamente buttato nella scherma, con una disciplina ed una volontà che non sapevo di avere. Ma a mio avviso i risultati di questo impegno soprattutto fisico si vedranno molto di più nel terzo CD.

Qual'è la tua GORGONE?

La paura. La paura della solitudine. Del falso conflitto. La paura di essere sempre travisato, male interpretato. Questa paura in passato mi ha spinto ad assumere atteggiamenti da rompicoglioni anche quando non erano veri, sentiti e sinceri. E mi ha fatto accumulare nemici, rogne, e sensi di colpa, e incomprensioni, e quindi rabbia, e quindi altre rogne. Quindi poi si arriva - per forza, e controvoglia - al momento in cui e necessaria la catarsi, il taglio, il bagno di sangue. La fucilazione generale. La sofferenza purificatrice. Ed ecco Perseo. Ma dopo tutto questo sangue, limportante e non ricascarci. Insomma la mia gorgone la voglio morta. Decapitata. Per sempre. Automito e' una parola che echeggia molto speso in entrambe i CD, l'esperienza passata personale , non sempre decifrabile da chi non conosce in parte la tua storia, sicuramente può attrarre lascoltatore al "colorato" mondi di SFS, ma allo stessi tempo può lasciare grossi punti di domanda al più distratto. Come mai questa esposizione del tuo privato? Voglia di raccontare o soltanto espressione pura dell'essere anche quando non legati strettamente all'ideologia? Pensa che ho sentito che certe persone hanno preso sul serio il titolo "automito", pensando: "ma chi si crede di essere?". Peccato. Lautomito per me va proprio nella direzione opposta. E il punto in cui mi domando chi diavolo sto impersonando. Quanto durerà la mia maschera? Non parlo delle maschere degli altri. Di quelle me ne frego. Ognuno faccia per se. Parlo della mia. Non sono più disposto a gridare slogan in cui magari non credo, solo perché cosi mi sembra di appartenere a un gruppo di duri. Credo di aver imparato che la forza che molti di noi hanno non e la durezza, e la sensibilita. Nel mio caso e quella sensibilità che mi fa venire la rabbia e il voltastomaco quando vedo combat film e mi fa scrivere Alla Prossima... o quando vedo le foto dei giovani lupi mannari impiccati a Berlino e mi fa scrivere Werwolf. La nostra forza non e nella durezza e nella spietatezza. La nostra forza e il contrario di tutto questo: e la coscienza di avere un cuore, una sensibilità, una passione. Un ideale, come si diceva in passato. Guardiamo le foto dei nostri "eroi" degli anni settanta, dei camerati uccisi. Non sono mica degli Shwarzenegger anabolizzati con facce truci e mascelle dacciaio. Sono giovani ragazzi, spesso magrolini, a volte con gli occhiali. Eccoli, sono nelle foto in bianco e nero, e quelle delle manifestazioni degli anni 50, 60, 70. Sono questi giovani ragazzi i nostri esempi, perché il coraggio e fatto di emozioni, non di durezza e di forza bruta. Io voglio concentrarmi su quelle emozioni. Sulle emozioni che sono alla base delle scelte coraggiose. Voglio sentirle, perché voglio raccontarle. Siccome per raccontarle devo viverle, per forza ecco che diventa uno sforzo personale. Ma mica sono io leroe: io sono costretto a raccontare me stesso perché sono il mio unico metro di paragone. Voglio lanciare un messaggio agli altri che sentono quello che sento, e per farlo devo espormi. Parlare di me. Solo cosi potrò dare a chi ascolta la prova della mia sincerità. E una questione di fiducia. Non potrei mai farlo se mi mantenessi sullideologia. Lideologia e un fatto oggettivo. Non e lei ad unire le persone.

Pensi che le situazioni da "Taverna del cervo bianco" siano ancora cosi' tante ? Come uscirne ?

Sinceramente no, non penso che siamo più in queste condizioni. Ma a mio avviso sta succedendo qualcosa di peggio. Spero di sbagliarmi, ma ho limpressione che la frammentazione dellarea stia assumendo forme ultra aggressive, da guerra civile. Se e vero che - come in tutte i gruppi umani - quando si sente la pressione esterna si comincia a dare la caccia alluntore, al traditore o al disfattista, e anche vero che bisognerebbe anche cercare di non ripetere come automi gli errori del passato. Intendo il passato in senso generale: la Storia. A mio avviso occorrerebbe dare delle regole a questa guerra civile, anche se la guerra civile e uno schifo proprio perché non ha regole. Ma bisogna misurare il tipo di scontro che si può avere tra "camerati". Non e possibile infierire su gente di area, e mostrarsi invece sempre pronti al compromesso con tutto lesterno. E un modo malato, psicopatico, di intendere la militanza politica. E facile colpire il camerata "nemico", perché lo si conosce, si sa "quanto conta", e chi lo protegge... Il nemico esterno invece fa sempre più paura, perché in qualche misura e sconosciuto. Vorrei davvero che questa semplice realtà oggettiva bastasse ad impedire azioni spregiudicate allinterno di unarea già abbastanza minacciata dallesterno.

Quali sono i tuoi rapporti attivi con PERIMETRO ?

Sono molto fiero di essere uno dei soci fondatori del Perimetro. E mi ritengo fortunato, perché ancora adesso mi ci riconosco quasi perfettamente. La teoria del Perimetro, dellavamposto perduto, dei legionari "isolati" che da anni non ricevono più notizie o istruzioni da Roma, e che si affidano quindi a pochi semplici principi-base che hanno imparato quando si sono arruolati, mi coinvolge molto. Eccoci qua nella torretta, sicuri dei nostri tre-quattro valori-chiave, ma felici di avere a che fare e di confrontarci con gli strani personaggi che popolano i grandi spazi oltre il muro. Guardiamo fuori, al di la. Oltre. E non per questo rinunciamo alla nostra identità. Anzi, la presentiamo a loro, al di fuori del perimetro, il meglio possibile. Che bisogno cè di presentarcela tra di noi. Sono gli altri che devono conoscerci e capirci. Noi ci conosciamo già. Ho notato che il tuo approccio a certe tematiche, anche alte, non sembra confondere l'antimodernismo (in senso filosofico e magari si'evoliano) con l'antitecnologico che infesta parecchio certe situazioni d'area estremamente conservatrici, spesso vicine anche ad atteggiamenti da "mito del buon selvaggio" di un certo tipo di pensiero progressista. Ho visto bene ? Quale e' la tua visione de l rapporto uomo/tecnologia ? Altro che approccio, io sono completamente schierato a favore della tecnologia, dello stile moderno, dell' avanguardia, del design, dellelettronica, e chi più ne ha piu ne metta. A mio avviso, cosi come il rapporto stretto tra uomo, invenzione e tecnologia e alla base della civiltà, il rifiuto della tecnologia e della modernità e alla base della barbarie. Personalmente non penso nemmeno che valga la pena di discutere troppo su questo punto, ma naturalmente liberissimi tutti di pensare quello che gli pare.

Cosa e' cambiato, cosa vedi e cosa cambieresti ancora dell'attuale situazione della musica d'area ?

Secondo me non sarebbe male se alcuni dei "nostri" gruppi che suonano dal vivo, e penso soprattutto a realtà attuali con moltissimo potenziale di immagine e di slancio, come Zetazeroalfa ad esempio, cominciassero ad introdurre sul palco o in studio un deejay o comunque qualcuno che utilizzi campionatore e sequencer, e programmi la batteria elettronica, anche dal vivo. Il risultato e garantito: potenza pura. E come quando eravamo ragazzini e montavamo il settantacinque (o il novantuno ?) sulla vespetta. Tutta unaltra cosa. Insomma che fanno in giro tutti questi deejay ? Ormai sanno preparare una base di tecno da paura in cinque minuti sul computer ? Basterebbe fare uno più uno, e da un momento allaltro avremmo unintera scuderia di veri e propri gruppi dassalto. Con una crescita esponenziale in termini di pubblico. Forse mi sbaglio, ma io ci scommetterei. Anzi a mio avviso sono proprio quelli come te che dovrebbero contribuire a spargere la voce. A porre il problema. A mettere insieme le teste. Che ne pensi ? Non potrebbe crearsi cosi uno nostro stile nuovo, davanguardia ? Altro che alternativo... Ultranazionaltecnorivoluzionario !

AVANGUARDIA, gruppo di ricognizione/d'assalto, ma anche un gruppo di persone che osa arrivando dove nessuno è mai stato, non solo militarmente. Futurismo, e altre forme d'arte che sicuramente hanno influenzato l'arma più potente della storia, IL LINGUAGGIO, non come forma di comunicazione , ma come mezzo coercitivo e di cambiamento. Mi sembra che SFS che come PERIMETRO e come altri, anche al di fuori dell'AREA, si siano accorti di questo, mantenendo sostanza, ma adottando nuove forme anche di rottura in certi ambienti stantii da "piselli mosci e culi cadenti". Quali le strategie e le forme possibili per un effettivo potenziamento di questo mezzo ? O meglio quali le regole per una NUOVA AVANGUARDIA ?

Lo su questo punto vorrei mantenermi nel campo estetico e musicale. Il resto sento che non mi riguarda perché poi lavanguardia applicata alla politica si sa come parte e non si sa mai come va a finire. Spesso male. Ma nelle arti e tutto un altro discorso. E larte si avvicina alleternità molto più della politica. Secondo me nella musica cè un mondo infinito di nuove possibilità, che sarebbe bene - da parte dei "nostri" gruppi - iniziare ad avvicinare. Come SFS, questo problema delle possibilità infinite e uno dei motivi che mi hanno spinto per ora a sospendere le registrazioni. Attualmente sto facendo largo uso del campionatore. E naturalmene del sequencer, che già in Perseo ho utilizzato parecchio. Ma sto solo sperimentando e imparando, ancora non mi sento pronto. Certe volte mi sembra che ci voglia la laurea in ingegneria per programmare questa roba. E' anni che si parla di abbattimento degli schemi, guardarsi dentro anche confrontandosi, non solo fisicamente/conflittualmente, con l'esterno. Al, di la' dell'impossibilita' di "lotta" comune con altri fronti e / o situazioni, pensi possa esistere un tipo di DIALOGO con il nemico storico alla luce della trasformazione del comunismo in un'amalgama tanto confuso almeno quanto certe situazioni d'area ? Secondo me il dialogo ci può essere SOLO con il nemico storico. Perché il dialogo tra di noi rischia di diventare masturbazione pura e semplice. Ma per dialogare occorre imporre una lingua comune che non sia ne la nostra ne la loro. Bisogna mettersi daccordo sulle regole. Ci devessere uno spazio, un foro, un punto dincontro. Se continuiamo (inutilmente) a cercare di utilizzare la loro lingua, o a tentare (inutilmente) di imporre la nostra, non arriveremo da nessuna parte. Credo che il foro della musica sia quello piu indicato. Guarda la pagina internet di www.rockit.it come ha pubblicato recensioni, presentazioni di dischi nostri. E un foro "neutro", ed e stato un grande successo della RTP riuscire a "dialogare", e ad essere presenti su quella pagina web. Bisogna continuare cosi con pazienza e perseveranza, senza rinunciare a nulla della nostra identità, senza compromessi, ma anche senza pretendere troppo da subito.


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