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Sembra addirittura
superfluo introdurre una personalita' come Katanga, entita' brillante
che si cela dietro Intolleranza e Sottofasciasemplice... e per
chi non e' cresciuto a forza di brani come Ancora in piedi, Come
il vento, Steppa o Crociato, beh... tanto peggio per lui.Oggi
abbiamo il piacere di intervistare proprio lui, fautore di progetti
musicali sempre all'avanguardia ed innovativi, ponendo l'accento
sull'ultima uscita di Sottofasciasemplice, ovvero, Idrovolante.
Un paio di dettagli
che saltano all'occhio ancor prima dell'ascolto di Idrovolante,
quando incuriositi, sfogliamo le pagine del ricco libretto, sono
i luoghi in cui lo stesso ha visto la luce: Egitto, Giappone
e, finalmente, Italia; e le lingue in cui i testi sono tradotti:
inglese, francese e giapponese. Puoi raccontarci qualcosa a proposito
di questa varieta' geografica e linguistica, che rende il cd
in qualche misura cosmopolita ?
Un po' per forza di cose, un po' per le scelte che ho fatto nella
mia vita dopo la brusca fine di Intolleranza, tutto sommato in
Italia ci sono stato molto poco. Nei miei progetti, sin da Gambadilegno,
intendevo costruire una trilogia. Tre e' sempre stato per me
un numero in qualche modo definitivo.Di fatto l'impatto con l'oriente,
e' gia' alla base della terza puntata, conclusiva, della trilogia
SFS: Crociato. Ma l'Oriente ha messo alla prova molte precedenti
facili convinzioni e mi ha permesso di andare ancore oltre.Il
caldo, la morbidezza dei panorami rispetto al nostro marmo, i
tratti misteriosi delle divinità antiche. I sapori quasi
troppo dolci e mielosi, l'imprecisione e la pazienza, il fatalismo.
Le dorature eccessive, i ghirigori infiniti, le donne voluttuose
e sovraccariche di ori e gioielli.E' in mezzo a questo caos che
nasce l'Idrovolante, e che paradossalmente e' stato possibile
ridefinire e richiarire a me stesso i miei valori-chiave. Concludere.
Ci sono voluti quasi sei anni per finire questo quarto album,
che e' stato registrato in tanti posti diversi e con l'aiuto
di tanti musicisti diversi, da ultimo addirittura giapponesi.Ho
fatto di tutto per utilizzare questa occasione per "sbaragliare"
quella che altrimenti sarebbe stata una trilogia SFS. Naturalmente
non ho nulla contro i tre dischi precedenti, che considero parti
integranti di un unico cammino. Ma dove la trilogia era scura
ho voluto costruire un disco piu' luminoso. Dove il messaggio
era cupo ho voluto chiarire. Dove i titoli erano focalizzati
su personaggi "disumani o disumanizzati" come Gambadilegno,
Perseo, e Crociato, ho scelto invece uno strumento meccanico,
un mezzo. Io spero che questo idrovolante sia un mezzo ed un
messaggio di liberazione e di speranza per chi lo ascolta.
A giudicare dai contenuti e dalle espressioni musicali di
Idrovolante, verrebbe da pensare che e' da tempo che hai in cantiere
questo progetto. Come nasce un lavoro cosi' curato, variegato,
a tratti, complesso e quali sono state le tue fonti d'ispirazione,
sia dal punto di vista concettuale, che da quello, meramente,
musicale ?
Musicalmente c'e' stata voglia di allontanarmi dalle tonalita'
piu' scure e buie che avevo utilizzato finora. Difficile per
me, perche' ci ricasco sempre. Ma forse anche la collaborazione
con altri musicisti, in posti dove tutti gli schemi sono assolutamente
liberi dalle nostre regole musicali, mi ha permesso di allontanarmi
dalla linea precedente.Allo stesso tempo ho voluto anche usare
la parola in modo diverso. Il fatto di cantare in italiano (e
in generale di cantare!) e' stato per me sempre fonte di forti
dubbi. Per questo ho provato a usare l'italiano per quello che
e'. Una lingua teatrale, fatta per la declamazione, per l'opera.
Il tema anni venti-trenta, le figure un po' eccessive, d'annunziane,
favorivano un uso un po' declamatorio ed esagerato. Spero se
ne colga l'ironia. Il tema degli idrovolanti, delle grandi imprese
italiane ci riporta ad un'Italia eccezionale, un'Italia che osa
e stupisce il mondo con i prodigi del design della meccanica,
del coraggio, dell'osare.E' l'Italia a cui voglio piu' bene.
La laguna di Orbetello ed il suo aeroporto da cui le centurie
alate di Italo Balbo si lanciavano verso l'Atlantico, le colline
della maremma sono i panorami della mia infanzia, ai quali sono
piu' affezionato. Il simbolo dell'Idrovolante e' un'immagine
per la quale nutro un sincero affetto ed una profonda ammirazione.
Come abbiamo avuto modo di descrivere nella recensione, la
canzone - a nostro modesto parere - che piu' colpisce e' Come
mai, forse uno dei brani piu' forti, espressivi e diretti che
sia stato scritto negli ultimi tempi. Una rappresentazione cruda
e realistica della deriva che sta prendendo il nostro mondo e,
probabilmente, l'episodio meno personale, nel suo essere piu'
esplicitamente indirizzato all'ascoltatore, di Idrovolante. C'e'
una critica anche a noi, alla nostra vita casalinga, ammorbidita
e circondata dal troppo affetto di queste mamme con cornetto
e cappuccino che fa riflettere su di un modus vivendi ovattato
e bulimico, di cui la naturale conseguenza e' l'incapacita' a
riconoscere e affrontare la dura evoluzione della societa' che
ci circonda. E nelle nostre menti, il rimando alla situazione
della gioventu' francese nei confronti dei neo-compatrioti nord-africani
e' quantomai evidente ed attuale. Siamo ancora pronti e preparati,
oppure stiamo scivolando anche noi nelle comodita' del mondo
occidentale? Parafrasando Scacco al Re, "la verita' e' che
non sta scritto da nessuna parte che alla fine ci si salva"
?
E' vero, "Come mai" non e' una canzone personale. Eppure
poi alla fine forse e' la piu' personale, perche' e' un vero
sfogo, una lista di cose che volevo veramente dire. Senza parafrasi,
mezze parole, simbologia. Direttamente quello che penso quando
vedo i giornali, le foto delle manifestazioni pacifiste, i reality
show, l'internet, i telegiornali, i messaggi su indymedia. Eppoi
volevo che in un periodo in cui la scena e gli schermi sono stati
completamente invasi dal ribellismo penoso, semplificato, allegrotto,
commercializzato dei cosiddetti no-global, ho pensato che molti
giovani che in qualche modo volgiono ribellarsi veramente, potrebbero
non avere altra scelta se non unirsi al viscido movimentismo
dei centri sociali. Perche' la vera ribellione alla fine e' quella
che ha una voce e che si sente. E quelli li la voce ce l'hanno.
E' lagnosa, fifona, vigliacca, ladra e bugiarda, ma pur sempre
una voce. Dalla parte nostra invece manca il numero, non manca
la voce. Ma il numero serve a creare una voce che si esprima
e si legga in termini non semplicemente "alternativi",
ma originali. Cioe' originati (originaires) proprio da noi. Non
solo in risposta agli altri. Senno' si perde sempre. Mi sono
accorto che siccome manca il numero delle voci, manca una possibilita'
di manifestare, in termini comprensibili a tutti, la nostra frustrazione
e la nostra rabbia a volte quasi disperata, data proprio dalla
mancanza di scelte possibili. Mi sono detto che c'era bisogno
che anche io, con SFS, come fanno altri, partecipassi ad un rilancio
in modo semplice e chiaro di pochi concetti chiave a cui ritengo
che sia legata la nostra vera rivolta contro il mondo moderno.
Ma proprio perche' il cosiddetto mondo moderno in verita' non
ha niente di "moderno". In verita' e' vecchio, stantio,
falso e - diciamolo - quasi finito. Io non so dove sia il vero
mondo nuovo. Vedremo. Insomma "in questo mondo di rovine
destinato a rovinare" l'importante e' che noi si abbia le
idee chiare su quali sono i nostri veri valori-chiave.Sara' ormai
l'influenza dell'Oriente, ma trovo che se e' vero che in fondo
muoriamo tutti, allora ricordiamoci che comunque tutto invecchia
e muore. Anche gli imperi, millenari e non. Quindi tutto sommato
conta solo esserci quando ci siamo. Conta solo quello che si
fa finche si e' vivi. Quindi noi facciamo cosi. Gli altri...tutti
all'inferno.
Considerato che il
tuo nome viene evocato in Mercenario, ballata dai toni quasi
irlandesi e unico brano non originale di Idrovolante, ce lo sveli
questo segreto ? Perche' Katanga ?
In verita' gia' nel primo
disco, Gambadilegno, esce fuori la storia di questo nome, che
mi e' stato dato proprio per la "canzone del mercenario".
Per questo l'ho messa alla fine di Idrovolante, come una specie
di firma. A quei tempi, meta' anni ottanta, ero nel Fronte della
Gioventu', e in caso di manifestazioni in citta' "difficili"
si andava spesso in pullman da diverse citta' italiane a dare
una mano. Una volta, andando a Bologna, c'era una chitarra sul
pullman e chissa' perche' cantavamo e ricantavamo la canzone
del mercenario, che appunto inizia con "son morto nel Katanga",
nelle sue varie versioni. Finche' davanti non ne potevano piu':
"a Katanga! e dacce 'n tajo!", oppure chi approvava:
"a Katanga! e facce Europa Nazione!". Magari addirittura
anche "a Katanga! e facce er cervo bianco!". Insomma
siccome i romani sono romani, ormai alla fine della giornata
mi chiamavo Katanga. E' andata cosi'.
A noi - che come chiunque altro, ci facciamo trasportare dalle
parole e dalle atmosfere della tua creazione - viene spontanea
un'associazione tra Riccardo III e All'insegna del cervo bianco,
grazie a quest'ironia un po' perfida che vorrebbe buttare fuori
alcune anime "rompicoglioni", verrebbe a dire, caricaturali,
che farciscono il nostro ambiente... Parlando piu' in generale,
siamo davvero come ci dipingono? Vecchi tromboni, fisici pompati
e cervelli vuoti, metafisici dall'occhio spiritato e dal pallino
complottista... o come spesso si sente dire: se non sono matti,
non ce li volete? Ma poi, forse, la cosa che piu' ci manca e'
proprio un po' di sana auto-ironia a stemperare quei toni drammatici
e tragici che ci si sono incollati addosso e che emergono anche
in La legge. Cosa ne pensi ?
Si ma in verita' i rompicoglioni a cui mi riferisco in Riccardo
III sono soprattutto i rompicoglioni "esterni". Non
sono quelli del Cervo Bianco. La "festa privata" e'
una festa tra di noi, l'occasione in cui possiamo veramente spogliarci
di tutta la nostra prosopopea, delle nostre bardature perfezionistiche,
per ammetterci una volta per tutte che no, non siamo affatto
perfetti, e che e' chissa' per quali paure, per quali incertezze
e oscurita' interiori che ci siamo trovati tutti insieme - "tutti
lontani e tutti vicini" - a combattere per degli ideali
talmente alti e solari.Ma in fondo, il culto mitraico, solare
per eccellenza, non si celebrava forse nell'oscurita' sotterranea?..Ed
ecco che allora i rompicoglioni ripassano dalla porta di dietro,
e ce li ritroviamo tra di noi a recitarci e dettarci regole piatte
e libresche fatte per dimostrare una falsita' oscena e cioe'
che noi siamo si' perfetti, si', i migliori, si' i piu' forti,
si' i piu' giusti. E' qui pero' che che se abbiamo il coraggio
di spogliarci di tutto, anche dei nostri corpi, e ci guardiamo
solamente le anime, allora volano via i rompicolgioni di dentro
e di fuori, e rimangono solo le anime, cioe' i valori-chiave,
il battito del cuore. Anime umane e imperfette, capaci di ammettersi
di essere deboli, e per questo invincibili.Lo ripeto: invincibili.
Perche' ammettono e conoscono perfettamente la loro imperfezione.
Riccardo III e' la declamazione di un'anima stanca ma invincibile.Ma
il messaggio vuole essere anche politico: dico, facciamone di
piu' di queste feste private. Chiudiamo i portoni, teniamo fuori
chi non c'entra, e mettiamo in discussione tra di noi questi
grandi-super temi e super-tabu e super-certezze. Eppoi tutte
le strane super-reinterpretazioni fatte di super-luoghi comuni,
che ci vengono serviti e spesso pre-digeriti spesso non si capisce
bene da dove. Mistero.
Discutere e' divertente e fa bene. Noi italiani non veniamo dai
boschi, ma da tradizioni mediterranee e civili, dal foro romano.
Essere capaci di discutere tra di noi e' un lusso di chi siede
su secoli di civiltà. E rende invincibili. Questa e' la
mia convinzione. Questa in fondo e' una proposta che lancio anche
a voi di Novopress, che avete messo in piedi questo bel progetto.
Proviamo a chiudere i portoni e a discutere tra di noi sul nostro
modo di vedere il mondo e la sua storia, non attraverso la lente
ideologica reinterpretativa (che certe volte somiglia tanto a
quella sovietica anni cinquanta) ma semplicemente attraverso
il cuore, attraverso quei valori e quelle aspirazioni che ci
hanno trovato (per secoli?) e ci trovano oggi, tutti sotto le
nostre bandiere, sempre vivi, sempre pronti, sempre pieni di
gioia e speranza. Non e' inutile. E' fondamentale. Il concetto
dell'invincibilita' e' un antico concetto solare che in qualche
modo ho voluto fosse presente nel sottofondo di tutto Idrovolante.
So che alcuni l'hanno colto, nel suono del motore che appare
a fare da base a diversi pezzi. L'idrovolante stesso e' un mezzo
potenzialmente libero e invincibile.Spogliamoci di ogni barbara
rigidita' ideologica, guardiamo invece solo ai nostri pochi,
certi, chiari valori-chiave, con sincero spirito latino, e saremo
veramente invincibili.
Tra suoni brit ed elettronici
che ricordano a tratti Moby, tra gli ideogrammi giapponesi e
le armonie suggerite dalle traduzioni francesi, c'e' spazio per
un rinnovato sentimento patriottico espresso da Mediterraneo,
attraverso un'ode a quella che e' la nostra gente. Che si tratti
di una devozione meramente poetica o di un impeto propagandistico
?
Ho ritirato fuori il Mediterraneo
perche' sento che il nostro popolo sta avendo difficolta' con
il suo Mare e con la sua appartenenza. Sento che il nostro popolo
si sente tanto occidentale e poco mediterraneo. Questo e' un
errore grossolano, che mi fa temere per la nostra convivenza
con quelli che sono stati - nel bene e nel male - i nostri compagni
di cammino mediterranei. Hai ragione quando parli di come scivoliamo
nella comodità e - aggiungo - nella pigrizia mentale e
spirituale di questo mondo occidentale. C'e' molta confusione.
Insomma ammettiamocelo, vivere in pace con i nostri vicini e'
un vero lusso. Certo, e' un lusso a cui abbiamo ragione ad aspirare,
ma pur sempre un lusso, quindi difficile da ottenere, come ogni
lusso che si rispetti... Cosi' come tutti abbiamo diritto ad
aspirare ad una natura pulita, ad un mondo in cui tutti vivono
felici e contenti. Ci aspiriamo ma e' un lusso, quindi e' molto
difficile. Non tutti riescono a permettersi facilmente i vini
migliori, i cibi migliori, l'aria migliore. E allora perche'
sarebbe facile la convivenza con i nostri vicini? E' difficile.
Certo, per i bolscevichi (vecchi e nuovi) e' sempre facile. Bolscevichi,
simbolo della pigrizia mentale e intellettuale. Era sufficiente
prendere a chi ha, e redistribuire. Ma poi sappiamo come va a
finire, perche' a forza di prendere e di non costruire mai nulla
da se', prima o poi rimane solo merda. Merda per tutti. Cosi'
la pace e la convivenza. Per i nuovi bolscevichi e' facile. Basta
aprire le porte e sventolare bandiere arcobaleno, magari cantare
canzoncine penose sui gradini delle chiese. Ma la pace e la convivenza
sono un lusso eccezionale, e bisogna pagarle con uno sforzo maggiore.
Si vive in pace con i vicini solo se si fa un vero sforzo per
difendere se' stessi, la propria cultura e la propria identita'.
Un popolo sicuro della propria identita' non ha nessuna paura
di aprire le porte allo straniero, non lo teme e non perde se'
stesso ne' la propria cultura. Roma non ha mai avuto paura di
aprire all'esterno, se non - giustappunto - alla sua fine.
Io stesso personalmente vivo ormai da anni in mezzo a gente di
razza, cultura e lingua diverse dalla mia. Per questo perdo la
mia identita' o mi trasformo o mi dimentico? Se mi trasformo,
e' solo in meglio. Imparo dagli altri e se possibile gli altri
imparano da me. Ma per far questo, io devo essere sicuro della
mia cultura, amarla e interpretarla in modo originale. Alcuni
non saranno d'accordo, ma io trovo inutile che ci travestiamo
da nord europei: noi italiani siamo mediterranei. Tra l'altro,
storicamente, quando ci comportiamo da mediterranei, il Mediterraneo
ci ama e ci guarda quasi come un popolo-guida; quando invece
- per strani e inspiegabili complessi di inferiorita' e motivi
sinceramente a me incomprensibili - imitiamo (male) i nostri
cugini nord-europei, il Mediterraneo ci odia e ci deride. Con
Idrovolante, e prendendo a piene mani nella nostra storia degli
anni venti e trenta, mi verrebbe quasi di dire: basta coi vichinghi!
Ma poi che ne so io dei vichinghi? Come faccio a sentirmi piu'
vicino a loro che, per esempio, ai libanesi? Come fare a non
vedere gli stessi colori e a non sentire gli stessi sapori del
Mediterraneo su tutte le sue coste? Il genio italico e' un genio
mediterraneo! Come fare a coprirmi gli occhi e a non vedere le
rovine dell'Impero di Roma in tutta la costa Sud di questo mare
veramente eccezionale? La culla della civilta'. Dalla Siria all'Egitto,
dalla Libia al Marocco? Come fare a non vedere come, anche oggi,
la gente in quei paesi si occupa di quelle rovine e indica quei
monumenti con vera fierezza ed ammirazione? Non sarebbe segno
di una cecita' totale?Allora come fare non meravigliarsi quando
si scopre che le colonne del Pantheon sono arrivate via nave
lungo il Nilo fino ad Alessandria, poi via mare fino a Roma?
Dimenticare la ricchezza che ci lega al nostro mare, in nome
di non so quale ideale nordico e nebuloso, e' come tagliarci
le gambe da soli. La forza nostra e' nel Mare Nostro. E' li che
risiede il nostro Destino di italiani. Nessuno al mondo ha un
mare cosi' ricco di storia, di genti, di colori, di sapori.
Oltre alla domanda di rito "quali sono i tuoi progetti
futuri", vorremmo porre l'enfasi su un argomento che ci
sta molto a cuore, ovvero, l'arte sia essa cinematografica, musicale,
visiva, ecc. Un tempo l'arte era considerata strumento indispensabile
di propagazione dell'idea, sia per la sua efficacia immediata,
che per il suo impatto emotivo. Cosa e' successo nel frattempo?
Come si e' arrivati - salvo alcune eccezioni - alla negligenza
piu' totale di questo importantissimo vettore comunicativo ?
"Quali sono i tuoi progetti futuri" mi piace molto,
perche SFS e' un gruppo a cui sono davvero affezionato, e che
mi ha dato veramente moltissime soddisfazioni. Vorrei senz'altro
vedere in futuro un nuovo disco. In verita', alcuni pezzi li
ho gia' buttati giu', anche se pero' e' molto presto per sapere
di che suono e di che "concept" si tratterebbe.Quello
che dici sull'arte e' vero, e anche sulla negligenza forse hai
ragione. Il risultato e' che la nostra musica rimane sempre "musica
alternativa" e non musica e basta.
Purtroppo molti ostacoli ce li mettiamo da soli, quindi figurati
gli altri..Pensa che mi e' capitato certe volte di sentire chi
mi dice: tu non puoi fare musica, perche non stai militando.
Allora gli dico: che c'entra, io ho militato prima per le strade,
e adesso milito facendo e producendo musica mia e di altri, non
e' forse un contributo importante anche questo? Risposta: no,
perche' c'e' gente che mentre voi suonate sta per le strade e
rischia per davvero. E io: e infatti e' proprio per questo che
noi scriviamo e registriamo queste canzoni! E' proprio per appoggiare
tutto quello che fanno e per dargli supporto, in modo che possano
fare vedere bene a tutti che non sono soli, che non sono fuori
tempo, che non sono una sparuta minoranza senza idee! Che vorresti?
Pensi che sarebbe meglio se i nostri dischi non esistessero?
Che non venissero mai registrati, distribuiti? Sarebbe meglio
se tutte queste cose non venissero mai dette e sentite? Che cosa
vorresti esattamente? Risposta: ..Risposta un cazzo (que dalle
!), in verita'. Perche' non c'e' niente da rispondere. La verita'
e' che noi dovremmo produrre ancora di piu', di tutto, in tutte
le direzioni! E oltretutto non dovremmo mai mirare a sostituire
quello che viene prodotto dai pelosi (crasseux) dall'altra parte.
Io sono contento se esistono i 99 posse o Manu Chao o gli Inti
Illimani. E che me ne frega? L'importante e' che io registri
e produca e dica e faccia quello che mi piace a me. Chi provera'
a impedirmelo?
Ecco! E' questa la vera lotta, la lotta per i nostri spazi, la
lotta per difenderci da tutti i censori rompicoglioni, la lotta
perche' nessuno (ne' fuori ne' dentro!) si permetta di impedirci
di creare, suonare, registrare, distribuire.Per questo l'attivita'
di Perimetro, Rupe Tarpea, Paranoise (cito solo loro perche'
mi producono!) e degli altri label del nostro ambiente e' per
me qualcosa di quasi sacro, perche' e' un'attivita' intrinsecamente
"buona", perche' e' dedita all'alimentazione ed al
supporto dello sforzo creativo ed espressivo, senza il quale
il mondo sarebbe triste, buio e privo di senso.
Nel ringraziarti per
la tua bellissima opera Idrovolante e per il tempo concessoci,
ti salutiamo calorosamente a nome di tutta la redazione di Novopress.
Sono io che ringrazio
voi per le parole gentili e per questa opportunita', e mi complimento
con voi per il bel progetto Novopress, al quale auguro ogni successo.
Saluti !
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