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Perimetro
è una cooperativa di area che che si occupa di tutto ciò
che è la nostra arte, sia la musica alternativa (con Rupe
Tarpe Produzioni), la scrittura (Ink) o le arti grafiche e la
multimedialità (RTP, Trifase) ? Ci puoi presentare le
vostre diverse attività ?
Perimetro
nasce come iniziativa metapolitica nel 1994 da una sintesi di
diverse esperienze precedenti. Il termine "metapolitica"
per noi è molto significativo: rappresenta un campo di
lavoro "nobile" che va al di là della politica
tradizionale, estendendosi a largo raggio nei settori dell'arte,
della cultura, del pensiero, nella creazione di realtà
comunitarie e dell'iniziativa economica. In sostanza per noi
la metapolitica è "politica applicata", una
linea di azione che ci ha portato oltre gli ambiti della politica
come comunemente intesa, permettendo in particolare di evitare
la trappola mortale della frammentazione tra le varie "famiglie"
dell'area. In realtà preferirei parlare poco di me. Io
sono un militante credo che basti. Non per altro, ma vorrei evitare
il rischio della personalizzazione inevitabile quando si lega
una attività ad un nome e così non dovrebbe essere.
E' dannoso, è diseducativo. Preferirei che fosse più
la storia di un gruppo, mi sembra avere un senso più definito...
Le nostre lontane origini stanno nel Fronte della Gioventù
del MSI degli anni '80. Iniziammo a porci la questione del perchè
certe attività culturali e metapolitiche restassero scoperte.
Perchè nessuno avesse mai voluto occuparsi seriamente
di arte e musica la dove si sentiva la forza di una grande potenzialità
ideale. E anzichè lamentarci del "destino crudele"
decidemmo che eravamo noi a dovercene interessare in prima persona.
Naque DART la Divisione Arte che era una organizzazione parallela
al FdG. Iniziammo a ricercare gente che suonasse, scrivesse o
dipingesse in una prospettiva di offrire una piattaforma stabile
a quelle attività. Erano i tempi di Intolleranza, gruppo
che seppur per una breve stagione, seppe smuovere Roma dal suo
sonno. Man mano che crescevamo molti di noi lasciarono il FdG,
altri vi rimasero: e su questa base nacque un forte sentimento
di TRASVERSALITA': appartenere o meno ad un gruppo politico,
all'uno anzichè all'altro, non doveva essere un problema...
Il nostro scopo era OLTRE, era metapolitico. Nel 1990 DART si
sciolse. Qualche anno 1994 nacque Perimetro, che certamente deve
molto a questa esperienza, specie nell'avere inquadrato tutta
una serie di errori da evitare e nel perseguire scopi molto pratici:
desideriamo porre un freno alla dispersione di talenti ed energie
in campo metapolitico e ci adoperiamo perchè invece queste
energie interagiscano fra di loro e "facciano fiorire la
Terra". Il tutto al di fuori di una precisa appartenenza
politica che a noi non interessa se non come singoli (ed in questo
c'è grande apertura). Perimetro è un'area di lavoro.
Perimetro è una Unità Imperiale.
Venendo
alla struttura Perimetro diciamo che è la casa madre che
ruota attorno al sito www.perimetro.com, poi vi sono Rupe Tarpea
(che sarebbe più vecchia di un anno 1993) che è
la label discografica e laboratorio di studio per tutto quel
che riguarda la la musica. Trifase è un settore video-grafico,
si occupa ovvero di grafica e più recentemente della produzione
di video. Trifase ha prodotto diverse copertine di CD, libri,
poster, ha creato loghi e marchi ed infine alcuni video. Ink
è un settore dedicato allo sviluppo del "bello scrivere"
di cui purtroppo nel nostro ambiente si sente tanto la mancanza...
con bello scrivere intendiamo sia la forma che i contenuti evidentemente...
Quale
difficoltà avete incontrate nella creazione e lo sviluppo
della vostra opera ?
Sopratutto
all'inizio la mancanza di fondi economici. Abbiamo preferito
sempre autofinanziarci e questo ha comportato una crescita molto
lenta. Poi il problema dell' "amatorialità"
dell'approccio, di cui ci stiamo lentamente liberando. Va detto
che per stare su certi livelli, occorre uscire dalla dimensione
dell'hobby, dimensione in cui siamo stati immersi fino a ieri
e che spesso ha segnato un limite di crescita evidente nelle
nostre iniziative. Oggi dobbiamo chiedere a noi stessi livelli
di qualità sempre più alti in tutto: per fare questo
è necessario dare molto molto tempo a queste iniziative,
ed il tempo purtroppo è materiale prezioso...
Accenando
il necessario transito di un livello amatoriale ad una qualità
professionale, parli di un sogetto sensibile, almeno in Francia.
Certi, nell'area nostra, accetano male la "professionalisazione"
di questo tipo di attività che, secondo loro, dovrebbe
rimanere benevola, donde, talvolta, accuse di "spirito mercantile",
di "far quattrini sulle spalle dei camerati". Esiste
questo dibatto in Italia ? È ormai una necessità
diventare un professionista per raggiungere ad una qualità
professionale ?
E'
legittimo essere sospettosi, tuttavia pur partendo da un presupposto
nobile, ovvero "ciò che si fa per la causa deve essere
totalmente al di là dell'interesse personale", l'idea
che le attività politiche non debbano vedere una onesta
e alla luce del giorno attività economica per essere finanziate
è sbagliata. La politica COSTA la metapolitica COSTA ALTRETTANTO
se non di più : o la finanziamo noi o è un dramma.
Devo forse ricordare l'esempio di Leon Degrelle, che riempiva
interi teatri facendo pagare un caro biglietto d'ingresso per
finanziare Rex ? Ma meglio strutturava Codreanu concependo L'Economia
Legionaria. E' un discorso attuale, come molte altre cose in
Codreanu: dobbiamo costruire LA NOSTRA ECONOMIA, con nostri utenti,
nostre strutture, nostri prodotti, e magari soprattutto con nostre
leggi economiche (e questo è molto più difficile)
affinché la circolazione di denaro dia ossigeno innanzitutto
a noi stessi. Attenzione: non è assolutamente un discorso
commerciale: è una esigenza!! L'esempio delle etichette
discografiche è evidente: il militante, comprando un disco
militante sta pagando la sua controcultura. Deve essere chiaro.
Credo che questo discorso sia accettabile no? A questo punto
però vi è certamente il rischio che qualche animo
meno nobile di quello che abbiamo in mente si inserisca in questo
discorso a fini di lucro. Ebbene la differenza è destinata
a venire alla luce: lo stile non è acqua e CHI SA, CHI
VUOL SAPERE VERAMENTE, ci mette poco a capire chi si muove per
puri interessi personali e chi no. Lo si vede da mille dettagli,
dall'assenza di uno STILE. Detto questo - se fatto con purezza
d'animo militante e se all'interno di un discorso di Economia
Legionaria - io prospetto con assoluto favore che la musica come
già hanno fatto i libri-librerie-case editrici-e qualche
rivista possa produrre veri posti di lavoro. Certamente pochi,
perchè, non ci illudiamo, le cifre sono molto basse. Lavorare
per noi stessi e per La Città del Sole : un sogno! Lavoriamo
per renderlo reale, per tutti. Affranchiamoci. Per quello che
riguarda la qualità professionale, ebbene, meno improvvisiamo
e meglio è, no ? E soprattutto per raggiungere certi livelli
serve tempo, servono conoscenze tecniche... fatevi i vostri conti...
Non
ci si rende conto del tempo che occore per fare uscire un CD.
Come si fa la produzione e la diffuzione di un CD ? Quanti album
ha prodotto la RTP ?
La
gestazione di un CD può essere più o meno lunga,
dipende dall'artista. In alcuni casi si arriva anche a due anni
di lavoro. Va anche detto che le cose molto pensate qualche volta
sono le migliori, ma non sempre è così. Per produrre
un CD? Bisogna partire dal gruppo, che deve sapere il fatto suo.
Poi lo si deve consigliare, a volte sui testi a volte sugli arrangiamenti,
specie se il gruppo è agli esordi. Quindi c'è il
lavoro nella sala di registrazione che finisce con alcune fasi
fondamentali: il missaggio - il fattore che spesso FA la differenza
- e la post-produzione, ovvero quelle operazioni di ottimizzazione,
regolazione di volume, normalizzazione,etc nonché equalizzazione
e compressioni dove necessario, per dare a suoni disomogenei
una pasta sonora comune. Operazioni che che si fanno a missaggio
finito per avere un suono ricco e pieno. Poi ci sono le operazioni
di studio della grafica e di stampa che hanno anche le loro necessità.
La diffusione ? Diciamo che anni fa siamo partiti dalla seguente
riflessione: è desiderio nostro e dei musicisti portare
i suoni identitari al mondo, a tutto il mondo e non solo "alla
nostra gente", ma lavorare esclusivamente in questa direzione
-indirizzando ovvero grandi energie a questo scopo - sarebbe
stato velleitario e controproducente senza che prima si fosse
sviluppata una adeguata cultura musicale e comunicativa ed un
adeguato "following" tra "i nostri". Perciò
abbiamo concepito la nostra crescita in due tempi: dapprima consolidare
interesse e cultura musicale nella nostra area, per poi in un
secondo tempo dalla rampa di lancio di un seguito forte, imporre
le nostre produzioni al grande pubblico. In altre parole lavoriamo
da anni a che sempre più camerati ascoltino musica. Se
questa crescita sarà costante si arriverà ad un
punto dove le nostre produzioni non potranno più essere
ignorate. In Italia sta lentamente succedendo e già in
alcuni casi pare che ci siano gruppi pronti per "parlare
ai più"... è un percorso lento che richiede
molta costanza...
Le produzioni ? Siamo a 38 prodotti di cui 21 full-length CD...
Molti ci hanno dato delle grandi soddisfazioni : Massimo Morsello,
Londinium SPQR, Zetazeroalfa, Hobbit, Hyperborea, Intolleranza
altri si stanno facendo avanti Aurora, Innato Senso di Allergia,
Skoll...
Oltre
RTP la musica identitaria italiana si può appoggiare su
altre etichette o associazione come segnatamente Musicazione
o Lorien. Esista una collaborazione tra di voi ?
Si,
ci sono parecchie realtà interessanti in Italia... Musicazione
è formata anche da membri di Perimetro, per cui i rapporti
sono ottimi. Il lavoro di Musicazione è fondamentalmente
di distribuzione e di diffusione. Per quello che riguarda Lorien
direi che anche qui i rapporti sono piuttosto buoni, in passato
abbiamo fornito parecchio materiale storico. Direi che c'è
una diversità generale di approccio, a noi interessa molto
il futuro, per come è strutturata Lorien è più
importante la memoria storica... ma anzi, alla fine questo è
un bene perchè insieme si copre tutto, no ?
In
tutte l'Europa, la la musica alternativa è in pieno sviluppo.
Che pensi di questo, dei diversi gruppi e come vedi il suo futuro
? Seccondo te in quel senso dovrebbe andare la nostra musica
per costituire una vera scena identitaria europea, omogenea e
coordinata ?
Credo
anch'io che qualcosa si stia muovendo da qualche anno a questa
parte... Per ora noto una forte sintonia fra i paesi di area
latina, il triangolo Italia-Francia-Spagna, ma anche situazioni
come la IDM tedesca, o Phalanx in Polonia. Direi ogni paese ha
giustamente un suo approccio, tuttavia è importante che
in qualche modo si mantenga un concetto comune di una musica
che dia un messaggio positivo, di affermazione identitaria. Per
dare alla scena maggiore omogeneità credo che il modo
migliore siano le compilazioni internazionali, gli split tra
gruppi di due differenti paesi, l'accettare il rischio di distribuire
quantitativi significativi di CD non nazionali, o anche fare
"edizioni locali" di certi prodotti come abbiamo fatto
per esempio per Ile De France qua in Italia... Credo in definitiva
ci sia la necessità che i singoli pubblici "nazionali"
si interessino progressivamente di più alle scene "sorelle"...
Appunto
! La RTP ha prodotto lo split "Panique mediatique"
con Ile de France e ZZA. Uno split Fraction/HKL è appena
uscito. Credi che quel tipo d'iniziative dovrebbe essere multiplicato
afinchè creare una vera communità musicale identitaria
al livelo europeo ?
Esattamente
ci capiamo perfettamente. Quello di presentare realtà
musicali di due o più paesi differenti è un meccanismo
semplice ma efficace. A tale riguardo stiamo lavorando ad una
compilazione di ska e simil-ska che si chiamerà "Skadafascio"
che sarà più o meno metà italian e metà
francese. Aggiungererei come iniziative similari da noi prodotte
lo split tra Terre di Mezzo e Bobby Pearse, i volumi della serie
Vox Europa, Hyperborea cantato in spagnolo...
Quante
libertà hanno i gruppi alternativi italiani per organizzare
concerti ? Sembra che sia meno difficile della Francia, visto
il numero straordinario di concerti per anno tutti gruppi compresi
?
Indubbiamente
la scena italiana innanzitutto è più grande . Le
occasioni di concerto sono di tutti i tipi, dalla festa per un
amico all'evento culturale organizzato dal Comune. Per cui in
alcuni casi è più la difficoltà di trovare
un posto adatto che quella di reali problemi, che comunque non
mancano ma che di solito si superano. Insomma c'è una
certa libertà, e se non c'è , c'è lo stesso...
C'è poi il fatto che tra gruppi "identitari"
e skinhead o RAC che dir si voglia ci sono spesso buoni rapporti
che permettono un aumento delle occasioni...
Riguardando
i concerti, ci sono stati concerti in Italia con gruppi francesi
e italiani suonando insieme. Per quando la stessa cosa in Francia
?
Beh
questo dipende dai nostri amici francesi !Indubbiamente esiste
un grosso feeling con la scena francese, in Italia hanno suonato
Brixia, Fraction, Ile De France, In Memoriam, Elendil. Noi la
nostra parte la stiamo facendo, e non abbiamo ancora finito !!!
Esiste
un dibattito, nell' area musicale identitaria, tra i partigiani
di una diffusione massimale della musica di area, specialmente
via la copia dei CD e la multiplicazione dei mp3 sull'Internet,
e quelli che stimano che "la copia uccide il Rock Identitario"
e che dicono "no alla masterizzazione dei CD d'area !"
Guido Giraudo dell'assoziazione Lorien e Sinevox di Zetazeroalfa
si sono già espressi su questo sogetto. Quall'è
la tua opinione ?
Domanda
bella ed importante. Occorre dare al fenomeno una visione complessiva.
Sulla carta le nuove tecnologie, in particolare l'avvento dei
masterizzatori e la diffusione di mp3 su internet, potrebbero
essere una grande occasione di diffusione al cosidetto "esterno".
Ma, vi chiedo, è veramente così ??? O piuttosto
l'effetto immediato non è quello di erodere spazio "all'interno"
dell'area ? Mi spiego meglio : fino ad oggi c'è stata
una grande sensibilità militante a comprare il CD "politico".
Questo ha oggettivamente permesso una grande crescita: maggiori
numeri = maggiore qualità. La nascita delle label di area
è stato uno dei passi avanti decisivi degli anni '90.
Avere una label, ma una label vera, che finanzi la produzione,
curi l'immagine e la diffusione dei gruppi, che ristampi e mantenga
in circolazione per anni i prodotti meritevoli, che scriva alle
riviste, vada ai festival di musica indipendente etc. è
un deciso passo in avanti, che è stato possibile solo
con l'esistenza di un pubblico militante che ha finanziato tutto
questo comprando i dischi. Come potremmo altrimenti pensare di
pagare per esempio spese di registrazione che vanno dai 2000
a 5000 euro a disco ? Ora, se relativamente al consolidarsi di
una scena di label "identitarie" dovessimo pensare
a grandi business non potremmo che inorridire tutti, ma qui,
guardiamoci in faccia, parliamo di etichette militanti, quelle
che si riconoscono lontano un miglio, dalla qualità dei
suoni, dalla grafica, dal costo delle singole uscite. E se ora
il meccanismo che ha permesso alle label di esistere e di consolidarsi,
va in crisi ? Non c'è un serio rischio culturale nell'accettare
la diffusione incontrollata dell' mp3 ? non rischiamo di perdere
quel fondamento di economia legionaria - per dirla con Codreanu
- che faceva dell'acquisto della "nostra" musica un
piccolo gesto sacro ? Non rischiamo che queste nuove generazioni,
queste nostre nuove generazioni, perdano completamente di riferimento
il senso del costruire qualche cosa a fronte del trovarsi tutto
e subito in casa ? Lo dico, stiamo molto attenti. Per cui impariamo
a bilanciare le nostre possibilità : masterizzare i CD
d'area ? tendenzialmente sbagliato, a meno che non si tratti
di CD fuori produzione o che, se nuovi, se ne abbia poi in vista
l'acquisto. Perchè l'acquisto - lo ripeto fino a che avrò
fiato in gola - E' UN ATTO MILITANTE, irrinunciabile. In particolare
non mi si dica che i CD masterizzati non gireranno poi in massima
parte nel nostro ambiente... L'mp3 è già meglio:
l'mp3 online può fare molto di più : anche qui
serve un minimo di regolamentezione : a meno che non sia un atto
politico, per cui si decide di regalare il CD, non si possono
mettere TUTTI i brani di un CD online : non ha senso. Anzi è
diseducativo, perche dis-educa al concetto di militanza.
Direi che di un CD si debba trovare online al massimo un terzo
delle canzoni, magari le migliori, ma non che si trovi un album
completo. Se no chi glielo spiega a queste benedette nuove generazioni
che la musica che sentono è frutto di sacrificio ? Discorso
a parte per "peer to peer" Napster, WinMX, Audiogalaxy
etc. li c'è poco da fare, è un mare che non si
ferma... Ma a tutti voglio ricordare che la nostra musica deve
salire di livello, e per fare questo occorre impiantare una solida
ECONOMIA LEGIONARIA, e l'acquisto del CD deve essere interiorizzato
come ATTO POLITICO prima che culturale... Perchè poi tutto
si riduce a cultura personale, non si può fermare il cambiamento.
Ma la cultura quella la possiamo sempre costruire, anzi la dobbiamo
costruire. Evitiamo presi dall'entusiasmo di nuove possibilità
di essere diseducativi e manteniamo anche in queste piccole cose
una CULTURA DELLA MILITANZA.
La
musica alternativa/Rock Identitario italiani sembrano cominciare
ad : uscire (timidamente) dal ghetto : Concerto del Ventennale
a Monza, Skoll suonando con il noto cantataure Gatto Panceri
davanti a 5.000 persone, fuori di area, resoconti dei CD di ZZA
e dell'attività di perimetro su dei siti "generalisti"
(Rock.it, In the City). sarebbe l'inizio di una "normalizzazione"
delle relazione tra "noi" e "fuori" ?
Devo
dire che l'espressione "uscire dal ghetto" non mi è
mai piaciuta molto. Questo perchè è nel ghetto
solo chi ci si sente di essere: noi dal canto nostro, forti di
una Tradizione millenaria, pensiamo che siano gli altri piuttosto
ad essere messi male, ad essere completamente privi di punti
di riferimento che non siano il danaro, il divertimento le droghe,
il sesso facile. I fortunati siamo noi ad essere approdati alle
"Terre Ferme della Tradizione", gli altri si limitano
a desiderare e a lavorare per un potere sempre meno potere e
sempre più colorata sopravvivenza... Comunque si, senza
soffermarsi troppo sulle parole, "stiamo uscendo",
e questo è frutto da un lato della presa di coscienza
della nostra forza, che è innanzitutto forza morale, dall'altro
frutto di un lavoro lento e costante. Tra i vari segnali meno
evidenti voglio ricordare le numerose collaborazioni con le istituzioni,
soprattutto a livello locale, per concerti ed iniziative culturali,
ma anche il numero crescente di recensioni che i nostri dischi
trovano su giornali "ufficiali" e riviste di settore...
Non
ci sarebbe uno sforzo da fare affinchè ogni ascoltatore
di musica alternativa/Rock Identitario non sia soltanto un "consommatore"
ma divenga un vero militante diffondendo la nostra musica al
suo proprio livello ?
Verissimo,
in Italia un po' questa coscienza esiste ma forse dovrebbe aumentare.
Dovremmo fare iniziative mirate ad ampio raggio che permettano
un maggiore coinvolgimento dei militanti. Prendo le compilazioni
"Bleu Blanc Rock" ed "Antimondial" prodotte
da Bleu Blanc Rock come un ottimo suggerimento in questo senso...
Il CD è il moderno volantino, ed i militanti ne devono
avere il più ampio accesso possibile. A questo riguardo
abbiamo iniziato una politica di sconti militanti che sta avendo
un certo successo. Da 10 CD in poi del nostro catalogo - anche
titoli misti - pratichiamo il 30% di sconto, da 20 in poi il
40% di sconto. Risultato? In molte città specie della
provincia i militanti si organizzano tra loro e comprano in blocco.
Funziona, sensibilizza il militante ed argina le masterizzazioni...
Oltre
la musica, non c'è altri veicoli per fare passare idea,
emozioni, sentimenti ? Penso alla potenza fantastica delle imagine
(video, disegni, fiumetti, pittura). Non abbiamo debolezze in
questo campo ? Qualle iniziative potrebbero essere prese ?
Certamente,
Perimetro si occupa anche di questo... Il fatto è che
grafica ed immagini sono dei campi che richiedono un lavoro costante,
sia livello di "ricerca" (ovvero dare un "taglio"
caratteristico a grafica ed immagini che provengano da una produzione
militante) che di diffusione della conoscenza dei risultati...
anche qui internet potebbe essere prezioso. Direi che un primo
passo sarebbe di fare una specie di censimento degli artisti
a livello europeo e conseguentemente operazioni di diffusione
dele opere. Conoscere e far conoscere. Per esempio a livello
sperimentale non posso non citare la rivista "Montag"
che è un vero e proprio piccolo laboratorio grafico...
E poi bisogna iniziare a guardare avanti, non si può continuare
a fotocopiare pari pari l'arte (bellissima) degli anni 30...
Tu
stesso hai dichiarato : "Per agire nella società
occorre saper comunicare." La encora, che dovremo fare ?
Tendo
sempre a ragionare per tappe, mi piace molto la parola "percorso".
Se immagino una "Z", bella e lontana, ed io mi trovo
ad "A", cerco innanzitutto di immaginare la "B"
e poi la "C" e così via... Se riesco a fare
questo è facile: potrò procedere da "A"
a"B" fino a "Z". Se non mi immagino, o non
so immaginare, questo percorso mi potrò solo agitare confusamente
senza méta (o peggio con false méte che mi sarò
creato)... Per quello che riguarda la comunicazione, ebbene,
innanzitutto credo serva una precisa presa di coscienza di chi
siamo. Da qui il secondo punto è conoscerci e rispettarci,
anche nelle divergenze, anche se è difficile. Se quindi
accettiamo che ci sono dei territori come l'arte, la cultura,
la comunicazione che sono PATRIMONIO COMUNE di un'area vedremo
che su questi si apriranno possibilità di interazione
molto superiori ai singoli ambiti di appartenenza. Per me quindi
prima di domandarsi il "che fare" leninista ci sono
due presupposti fondamentali : coscienza di se stessi e della
propria missione Tradizionale, e ragionare "in grande"
cosa per la quale bisogna vincere il legame delle piccolezze
(mesquineries), personali e generali. Detto questo (e siamo a
mio avviso spesso lontani su entrambi questi presupposti) il
resto è tutto da costruire: centri di informazione alternativa,
siti web specialistici ad alto tasso di aggiornamento, banche
dati di testi/audio/video... Organizzare la controcultura. Internet
è importantissimo, è centrale in questo ragionamento,
e purtroppo devo dire che "L'area" ne sta facendo un
cattivo uso. Si pensa ovvero che internet sia una specie di telefono
più comodo - un intranet - anzichè l'essere la
moderna piazza, l'agorà telematica. Se sei su internet
stai in piazza, dobbiamo ancora capire bene questo concetto...
Quali
sono i progetti di Perimetro per il futuro ?
In
questo momento abbiamo rinnovato dopo parecchio tempo il nostro
sito www.perimetro.com, con una architettura come si dice "dinamica",
che permette aggiornamenti molto veloci. Stiamo collaborando
regolarmente a giornali e riviste, nell'ottica di migliorare
la diffusione di quanto stiamo facendo. Poi ci sono le iniziative
musicali di sempre, soprattutto dischi e qualche raro concerto...
quest'anno sono i 10 anni di Rupe Tarpea, non mi dispiacerebbe
organizzare qualcosa di significativo a livello di concerti...
Messagio
conclusivo ?
Grazie
per l'intervista ed un saluto a tutti i Camerati Francesi. La
Nostra Europa è più forte della loro, ma dobbiamo
lavorarci, ogni ora, ogni minuto... |