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Nel '74 che comincia
l'avventura della Compagnia dell'Anello (prima sotto il nome
di Gruppo Padovano di Protesta Nazionale). E dura da quasi 30
anni ! Non sareste i Rolling Stones della scena alternativa italiana
? Come spiegate questa longevità ?
Un paragone molto impegnativo
anche perchè non abbiamo mai nutrito molta simpatia, nemmeno
estetica, per gli Stones... Comunque, scherzi a parte, la "longevità"
deriva dal fatto che fra noi si è consolidato negli anni
un forte legame di amicizia e di lealtà reciproca che
ci ha permesso di superare tutti gli inevitabili momenti di tensione
che nascono naturalmente in ogni compagine umana. A venticinque
anni dalla fondazione la Compagnia è ancora unita e compatta
proprio perchè al suo interno sono sempre stati banditi
i personalismi. Si è badato a privilegiare il lavoro di
squadra per il raggiungimento degli obiettivi condivisi. Niente
primedonne. Ognuno ha dato ciò che poteva, ferma restando
l'adesione ad una visione della vita che definiremmo antimaterialista
e ancorata ai valori della Tradizione.
Il gruppo ha esordito in un clima di quasi guerra
civile, di scontri durissimi, anzi cruenti colle sinistre ed
il regime. Qual'era il vostro abito mentale e quello dei vostri
camerati all'epoca ?
"Un gruppo di soldati
assediati in un fortino con poche possibilità di realizzare
sortite diversive verso l'esterno..." Il desiderio di farci
ascoltare, poter esporre le nostre idee liberamente come ci veniva
garantito, a parole, dalla Costituzione era comunque talmente
forte che le sortite diventavano quotidiane, aumentando così
il rischio personale di essere additati, individuati e colpiti
PRIMA dagli antagonisti della sinistra ( il rapporto era sempre
10 di loro contro 1 di noi) e POI, colpevoli di esserci opposti
fisicamente alla loro violenza, dalla magistratura "democratica".Fu
in questo clima di profonda ingiustizia che nacque, fra alcuni
ragazzi del FdG padovano che fondarono il GPDPN, la voglia di
cominciare a cantare la nostra storia, anche usando l'arma dell'ironia.
Quale fù l'apporto dei
Campi Hobbit per la musica alternativa in generale, per la Compagnia
dell'Anello più specialmente ?
Nel 1977 si tenne il primo
Campo Hobbit. I tempi erano maturi perchè la giovane destra
cominciasse a confrontarsi e a misurarsi con il teatro, la poesia,
la grafica, il cinema, il cabaret e, appunto, con la musica.
Nata a Padova nel 1974, per i motivi già detti, la canzone
alternativa cominciò a diffondersi velocemente in tutta
Italia e trovò a Campo Hobbit il naturale palcoscenico
sul quale altri gruppi cominciarono ad esibirsi, primi fra tutti
gli Amici del Vento di Milano. Del GPDPN, nato nel 1974, restarono
due "reduci": Mario e Junio, che decisero di presentarsi
al primo Campo Hobbit con una denominazione diversa...
Fu in occasione del primo Campo Hobbit, nel '77,
che il Gruppo Padovano di Protesta Nazionale diventò la
Compagnia dell'Anello. Come spiegate L'importanze di Tolkien
nell'area culturale non conforme italiana ? Qual'è l'attualità
del messaggio tolkeniano ?
Il Signore degli Anelli
fu pubblicato in Italia nel 1970 dalla casa editrice Rusconi.
L'intellighenzia della sinistra nostrana bollò subito
l'opera di Tolkien come "oscurantista e reazionaria",
perciò sostanzialmente, come dicevano allora," fascista".
Umberto Eco fu il capofila di questa campagna mistificatrice
e denigratoria, seguito a ruota dalla stragrande maggioranza
degli "addetti ai lavori". A distanza di trent'anni
l'opinione di questi signori non è sostanzialmente mutata...
La giovane destra italiana invece si identificò subito
con l'universo tolkieniano, che parlava di valori perenni da
sempre vicini alla cultura antimaterialista, e così facendo,
si appropriò di strumenti espressivi e simbolici in grado
di far uscire la nostra generazione dal ghetto della retorica
neofascista. Certo, oggi fa un pò specie assistere al
circo hollywoodiano messo in piedi attorno al film, soprattutto
da parte di chi, come noi, ha intitolato strade e piazze di Castel
Camponeschi (Campo Hobbit III) a Gandalf e Frodo ancora nel lontano
1980... ma così va il mondo... e comunque qualcosa dei
valori tradizionali dell'opera di Tolkien arriverà anche
ad un pubblico più ampio attraverso la versione cinimatografica.
Il messaggio tolkieniano è oggi più che mai attuale.
La distruzione della natura contiuna ad opera degli orchi di
Isengard, Saruman crea nuovi mostri attraverso l'ingegneria genetica,
gli Uomini sono irretiti dal potere dell'Unico Anello oggi come
non mai e nuove armate si vanno costituendo per devastare la
terra con nuove guerre. La Contea è insozzata da macchine
inutili che sporcano e deturpano il paesaggio e gli Elfi, hanno
lasciato da tempo la Terra di mezzo... bisogna allora che gli
uomini di buona volontà si alzino in piedi e facciano
del loro meglio perchè l'oscurità non ci sommerga
di nuovo... Non è male come avventura, vero ?
Quello che colpisce, quando si ascoltano le vostre canzoni
del repertorio "storico", è la straordinaria
diversità dei temi trattati, dai più militanti
(Padova 17 Gugnio '74, La ballata del Nero) ai più poetici
(Dedicato all'Europa, Sulla strada), dei più duri (La
foiba di San Giuliano) ai più ironici (Sunglass policemen
blues) senza dimenticare il meraviglioso (Fiaba), l'amicizia
(Pensando a un amico), l'amore (Gahel), la nostalgia (Anni di
porfido), ecc. Ci potete spiegare la misteriosa alchimia che
presiede alla nascita di una canzone ?
Crediamo che non si possa
spiegare con le parole. E' qualcosa che ti esce da dentro improvvisamente.
A volte, musica e testo insieme. "Terra di Thule" è
stata scritta e musicata in un'ora. In altre occasioni i testi
sono stati scritti adattandoli a musiche composte anche anni
prima...
In tempi ormai lontani
membri della Compagnia dell'Anello sono passati sotto la scure
della repressione. Sono quelle esperienze che hanno inspirato
la canzone "A Piero" ?
Certamente sì.
"Piero" era un giovane militante del FdG padovano incarcerato
a 18 anni per "tentata ricostituzione del disciolto Partito
Nazionale Fascista". Molte nostre canzoni contengono riferimenti
a fatti realmente accaduti, ad esperienze vissute e a sensazioni
provate in prima persona.
"Il
domani appartiene a noi", che chiudeva l'ultima serata del
primo Campo Hobbit, si è subito imposta come l'inno della
gioventù nazionalista italiana e come un' slogan che ha
largamente varcato le frontiere nazionale. Come è nato
quest'inno ? Certe canzoni vostre son state messe in fumetto
da una valente disegnatrice, Franca Montesin. E i manifesti dei
vostri concerti sono vere opera d'arte. Si diffonde più
facilmente il messagio quando si rivolge direttamente al'immaginario
? La nostr'area deve fare sforzi nel campo grafico ?
Per la verità era
l'ultima serata del III Campo Hobbit a Castel Camponeschi. Sotto
un planetario di stelle cantammo quell'inno insieme a migliaia
di giovani che tenevano in mano le fiaccole accese. Ci reputiamo
fortunati per aver condiviso con così tanti coetanei quell'esperienza
indimenticabile. La storia del "il domani appartiene a noi"
comincia a Campo Hobbit I ed è davvero singolare. L'ultimo
giorno del campo, al momento della partenza, un ragazzo campano
consegnò a Stefania Paternò un volantino ciclostilato
con il testo della canzone, pregandola di consegnare lo scritto
alla Compagnia perchè lo musicasse. Nello stesso momento,
in un'altra parte del Campo, un amico padovano consegnò
lo stesso volantino, raccolto da terra, a Mario Bortoluzzi. Mario
e Stefania, tornati a Padova si accorsero che si trattava della
traduzione della canzone "Tomorrow belongs to me" cantata
nel film "Cabaret". Insieme a Junio cominciarono a
provarla con la chitarra. Recuperarono la registrazione originale
del film dal vinile della colonna sonora e aggiustarono il testo.
Il resto è storia nota. Ancora oggi non sappiamo chi mise
mano alla prima traduzione ma ci piace pensare che poichè
"nulla accade per caso"... la sorte un giorno ci farà
incontrare quell'anonimo ragazzo a cui intere generazioni di
giovani militanti devono una delle più belle canzoni mai
scritte dalla nostra comunità. Riguardo alla cura che
bisogna usare nel campo della grafica e dell'immagine nel rivolgersi
all'esterno siamo convinti che la strada da percorrere sia ancora
molta anche se la direzione scelta dai più verso una sempre
maggiore qualità è decisamente sintomo di maturazione
e lascia ben sperare nel futuro.
Nel
campo culturale, le passerelle e gli scambi tra nazionalisti
francesi e italiani furono numerosi : la Banda Balder (fumetto
del FdG di Rouen) si ritrova in cartellone del Campo Hobbit III
e sulla copertina del vostro primo LP, Jack Marchal ha suonato
con voi in un concerto a Roma (e pubblicava i suoi fumetti sulla
Voce della Fogne, il giornale del FdG di Firenze) e voi stessi
avete dedicato una canzone a Alain Escoffier, un militante nazionalista
parigino che si è immolato col fuoco sulle Champs Elysées
nel '77. Perchè questa vicinanza e come ha funzionato
?
Gli amici francesi compresero
per primi la necessità di usare forme di espressione originali
e più comprensibili ai contemporanei. A noi italiani le
intuizioni d'oltralpe fecero solo bene e ci permisero di "svecchiare"
un universo simbolico troppo legato all'esperienza del Ventennio
e perciò troppo poco comprensibile alle nuove generazioni.
Anche grazie alla genialità di Jack Marchal e ai suoi
topastri neri uscimmo dal ghetto nel quale ci volevano ottusi
e nostalgici gli avversari, conquistando il nostro spazio politico
e generazionale.
L'inizio delle '80 rivela un certo riflusso : chiusura delle
radio libere, di numerosi ebdomadari di destra (Candido), senza
parlare della strategia della tensione e dei arresti o dei esili
che hanno seguito. Come la Compagnia dell'Anello e più
generalmente la scena alternativa italiana hanno vissuto questo
periodo ?
Capimmo che i tempi erano
ormai maturi per poter usare lo strumento musicale come grimaldello
per uscire dal ghetto e trasmettere la stessa visione della vita
contenuta nelle canzoni dei primordi, riattualizzando i miti
fondanti della vecchia Europa per le generazioni degli anni '80.
Nonostante le solite difficoltà legate all'autoproduzione,
l'intuizione produsse buoni risultati. Nel 1983 con l'uscita
di "Terra di Thule" e nel 1990 con "In rotta per
Bisanzio", due LP realizzati con l'apporto dei nuovi ingressi
(Marinella e Massimo Di Nunzio, Gino Pincini e Marco Priori),
la Compagnia migliorò indubbiamente anche dal punto di
vista della qualità nelle incisioni e nelle esecuzioni
dal vivo.
Non fu tutto facile. Ad ogni crescita corrisponde una crisi.
Ma ne valse la pena.
Il "Concerto
del Ventenale", suonato nel '97 insieme agli Amici del Vento
per i vostri 20 anni di carriera (cinque ore di musica, più
di mille spettatori paganti), segna una svolta poichè
ebbe per la prima volta il patrocinio di due Assessorati alla
Cultura, quello della Regione Lombardia e quello del Comune di
Monza. È l'inizio di un certo modo di riconoscenza ufficiale
per la musica alternativa italiana ?
Fu l'inizio e al tempo
stesso un "canto del cigno". Due furono gli artefici
di quell'evento: Guido Giraudo, voce narrante degli Amici del
Vento, giornalista e instancabile "promotore" della
canzone alternativa in Italia e Marzio Tremaglia mai dimenticato
assessore alla cultura della Regione Lombardia ma soprattutto
un Uomo che ha dimostrato, fino all'ultimo momento della sua
breve vita, che si può far politica con dignità
e intelligenza senza per questo venir meno ai propri valori.
Il concerto di Monza fu un esempio unico e irripetibile di come
la canzone alternativa avrebbe potuto essere veicolata negli
anni successivi attraverso le associazioni e gli enti locali
verso un pubblico ancora più vasto. La destra ufficiale,
arrivata al potere, finse all'epoca di non accorgersene e, tranne
poche eccezioni, non ci risulta che, a tutt'oggi, abbia compreso
l'errore compiuto dopo il 1997...
Come fate per conciliare le esigenze di un gruppo musicale
e quelle della vita quotidiana : lavoro, famiglia, forze distanza
tra i membri ?
Bella domanda ! E' generalmente
una corsa contro il tempo che si ripete ad ogni annuncio di concerto
o al momento di entrare in sala d'incisione. Il fatto è
che ogni concerto è per noi anche l'occasione per rimettere
insieme un gruppo di amici, e di parenti, che si stimano a vicenda.
La vostra "progenie"
è sempre più numerosa, sia in Italia che nel resto
del'Europa. Che cosa pensate della nuova scena identitaria europea
?
Conosciamo bene solo quella
italiana. Senza voler far torto a nessuno, Gabriele Marconi,
i 270 bis e Massimo Morsello, hanno realizzato i più bei
lavori degli ultimi anni, costituendo uno stimolo per tutta la
scena alternativa italiana. Pensiamo comunque che la "scuola
romana" riserverà ulteriori sorprese....e così
quella "veneta".
Qualche mese fa, è uscito il vostro ultimo CD : "Di
là dall'acqua". Ce ne parlate un po' ?
"Di là dall'acqua"
chiude la trilogia iniziata con "Terra di Thule" e
continuata con "In rotta per Bisanzio". In continuità
con i due precedenti lavori, abbiamo usato il viaggio come metafora
per indicare ancora una volta le costanti di una visione della
vita in contrasto con il modello oggi dominante. Il viaggio permette
alla mente di percepire sensazioni ed emozioni che aprono la
strada all' intuizione. Il viaggio è avventura ma anche
conoscenza che ci fa crescere e che ci permette di trasmettere
ad altri ciò che abbiamo appreso. Il tema dominante del
CD è dedicato alle terre "di là dall'acqua".
Era doveroso farlo dopo 50 anni di oblio ufficiale. Le canzoni
possono davvero aiutare a rompere il muro del silenzio perchè
superano le barriere della materialità e si diffondono
con facilità fra la gente, a volte più di un articolo
o di un libro... Musiche e arrangiamenti sono stati molto curati
grazie all'abilità dei nostri musicisti e ai moderni sistemi
di registrazione che ci hanno permesso di realizzare un "prodotto"
sicuramente ascoltabile anche "all'esterno".
In particolare fin da Terra di Thule la CdA ha
portato avanti un lavoro di ricerca su testi e musiche volto
a superare la dimensione puramente militante, in un'ottica diciamo
"aperta". Questo lavoro pare inserirsi pienamente su
questa scia...
Assolutamente sì
: essere fuori dal ghetto significa doversi confrontare con "l'altro
da sè" per tentare di diffondere la stessa visione
della vita della stagione " militante" !
Per quando un concerto in Francia ?
Aspetiamo il vostro invito.
Siamo pronti a venire.
In tre
canzoni dell'ultimo CD ( Di là dall'acqua, Addio a Perasto
e Incoronate) si sente la nostalgia di un esiliato per le terre
d'Istria e Dalmazia, consegnate ai teppisti di Tito nel 43 e
che, da quel tempo furono jugoslave e poi croate. Potete spiegare
ai giovani francesi quale fu la tragedia vissuta dalle popolazioni
italiane massacrate dai comunisti e obbligate a fuggire dalle
loro case e dai loro paesi ? Questa storia non sarebbe per caso
la vostra storia ?
A dire il vero, volendo
aggiungere "Volo su Zara", le canzoni sono quattro.
Credo che agli amici francesi si possa fare questo esempio :
immaginate una regione come la Provenza, invasa dai tedeschi,
dove il 95% degli abitanti sono costretti a lasciare le proprie
case e i propri beni e fuggire in Francia, dopo aver sopportato
una pulizia etnica con circa ventimila morti. Immaginate poi
la sostituzione della popolazione autoctona con una popolazione
bavarese che occupa le case un tempo abitate dai provenzali e
avrete un'idea, anche se semplificata, di quello che hanno patito
gli italiani di Istria e Dalmazia fra il 1943 e il 1947. La storia
di questa tragedia appartiene a tutto il popolo italiano e in
questi ultimi anni comincia ad essere insegnata anche nelle scuole.
Nell'ultimo "Di là
dall'acqua"ma anche nei precedenti lavori emerge prepotente
il tema del "ritorno alla terra". Qual'è la
vostra sensazione al riguardo, si sta manifestando o no una maggiore
sensibilità per argomenti come ecologia, alimentazione,
nonchè una certa riscoperta delle tradizioni contadine
?
Certamente sì.
Crediamo che il mondo contadino, seppur abbondantemnte contaminato
da un'eccessiva "industrializzazione", sia ancora depositario
dei valori tradizionali della Nazione. Ecco perchè, oggi
più di ieri, è necessario difenderlo ed incrementare
le "risorse umane" necessarie al mantenimento delle
attività agricole, incentivando i più giovani per
un "ritorno alla terra" e creando le condizioni per
uno sviluppo sempre maggiore dell'agricoltura biologica. In Italia
molto sta facendo in questa direzione il Ministero dell'agricoltura
guidato da Gianni Alemanno.
Per
concludere, quale bilancio fate di vostri quasi 30 anni di lotta
musicale ? Frodo è sempre pronto a riprendere la strada
per cacciare l'Ombra della Contea ?
Sono stati 29 anni di
passione e di impegno. Vorremmo ringraziare uno per uno tutti
gli amici che ci hanno sostenuto e accompagnato in questa avventura
ma sono stati davvero tanti e un foglio non li conterrebbe tutti.
Perciò un GRAZIE collettivo e di cuore ! Frodo quest'anno
festeggerà il suo 49° compleanno. Secondo le consuetudini
hobbit significherà aver raggiunto la maggiore età
da appena 16 anni. Con l'aiuto delle stelle e insieme a tutta
la Compagnia crediamo perciò che Frodo sia pronto a riprendere
la marcia verso Monte Fato: l'Ombra sta nuovamente oscurando
con nuvole di guerra i cieli della Terra di Mezzo ma, alla fine,
non prevarrà. |