Intervista Compagnia Dell'Anello

Intervista di il cantante e componente fondatore della Compagnia dell'Anello, Mario Bortoluzzi.
Intervista a cura del nostro camerata Edgir

Nel '74 che comincia l'avventura della Compagnia dell'Anello (prima sotto il nome di Gruppo Padovano di Protesta Nazionale). E dura da quasi 30 anni ! Non sareste i Rolling Stones della scena alternativa italiana ? Come spiegate questa longevità ?

Un paragone molto impegnativo anche perchè non abbiamo mai nutrito molta simpatia, nemmeno estetica, per gli Stones... Comunque, scherzi a parte, la "longevità" deriva dal fatto che fra noi si è consolidato negli anni un forte legame di amicizia e di lealtà reciproca che ci ha permesso di superare tutti gli inevitabili momenti di tensione che nascono naturalmente in ogni compagine umana. A venticinque anni dalla fondazione la Compagnia è ancora unita e compatta proprio perchè al suo interno sono sempre stati banditi i personalismi. Si è badato a privilegiare il lavoro di squadra per il raggiungimento degli obiettivi condivisi. Niente primedonne. Ognuno ha dato ciò che poteva, ferma restando l'adesione ad una visione della vita che definiremmo antimaterialista e ancorata ai valori della Tradizione.

Il gruppo ha esordito in un clima di quasi guerra civile, di scontri durissimi, anzi cruenti colle sinistre ed il regime. Qual'era il vostro abito mentale e quello dei vostri camerati all'epoca ?

"Un gruppo di soldati assediati in un fortino con poche possibilità di realizzare sortite diversive verso l'esterno..." Il desiderio di farci ascoltare, poter esporre le nostre idee liberamente come ci veniva garantito, a parole, dalla Costituzione era comunque talmente forte che le sortite diventavano quotidiane, aumentando così il rischio personale di essere additati, individuati e colpiti PRIMA dagli antagonisti della sinistra ( il rapporto era sempre 10 di loro contro 1 di noi) e POI, colpevoli di esserci opposti fisicamente alla loro violenza, dalla magistratura "democratica".Fu in questo clima di profonda ingiustizia che nacque, fra alcuni ragazzi del FdG padovano che fondarono il GPDPN, la voglia di cominciare a cantare la nostra storia, anche usando l'arma dell'ironia.

Quale fù l'apporto dei Campi Hobbit per la musica alternativa in generale, per la Compagnia dell'Anello più specialmente ?

Nel 1977 si tenne il primo Campo Hobbit. I tempi erano maturi perchè la giovane destra cominciasse a confrontarsi e a misurarsi con il teatro, la poesia, la grafica, il cinema, il cabaret e, appunto, con la musica. Nata a Padova nel 1974, per i motivi già detti, la canzone alternativa cominciò a diffondersi velocemente in tutta Italia e trovò a Campo Hobbit il naturale palcoscenico sul quale altri gruppi cominciarono ad esibirsi, primi fra tutti gli Amici del Vento di Milano. Del GPDPN, nato nel 1974, restarono due "reduci": Mario e Junio, che decisero di presentarsi al primo Campo Hobbit con una denominazione diversa...

Fu in occasione del primo Campo Hobbit, nel '77, che il Gruppo Padovano di Protesta Nazionale diventò la Compagnia dell'Anello. Come spiegate L'importanze di Tolkien nell'area culturale non conforme italiana ? Qual'è l'attualità del messaggio tolkeniano ?

Il Signore degli Anelli fu pubblicato in Italia nel 1970 dalla casa editrice Rusconi. L'intellighenzia della sinistra nostrana bollò subito l'opera di Tolkien come "oscurantista e reazionaria", perciò sostanzialmente, come dicevano allora," fascista". Umberto Eco fu il capofila di questa campagna mistificatrice e denigratoria, seguito a ruota dalla stragrande maggioranza degli "addetti ai lavori". A distanza di trent'anni l'opinione di questi signori non è sostanzialmente mutata... La giovane destra italiana invece si identificò subito con l'universo tolkieniano, che parlava di valori perenni da sempre vicini alla cultura antimaterialista, e così facendo, si appropriò di strumenti espressivi e simbolici in grado di far uscire la nostra generazione dal ghetto della retorica neofascista. Certo, oggi fa un pò specie assistere al circo hollywoodiano messo in piedi attorno al film, soprattutto da parte di chi, come noi, ha intitolato strade e piazze di Castel Camponeschi (Campo Hobbit III) a Gandalf e Frodo ancora nel lontano 1980... ma così va il mondo... e comunque qualcosa dei valori tradizionali dell'opera di Tolkien arriverà anche ad un pubblico più ampio attraverso la versione cinimatografica. Il messaggio tolkieniano è oggi più che mai attuale. La distruzione della natura contiuna ad opera degli orchi di Isengard, Saruman crea nuovi mostri attraverso l'ingegneria genetica, gli Uomini sono irretiti dal potere dell'Unico Anello oggi come non mai e nuove armate si vanno costituendo per devastare la terra con nuove guerre. La Contea è insozzata da macchine inutili che sporcano e deturpano il paesaggio e gli Elfi, hanno lasciato da tempo la Terra di mezzo... bisogna allora che gli uomini di buona volontà si alzino in piedi e facciano del loro meglio perchè l'oscurità non ci sommerga di nuovo... Non è male come avventura, vero ?


Quello che colpisce, quando si ascoltano le vostre canzoni del repertorio "storico", è la straordinaria diversità dei temi trattati, dai più militanti (Padova 17 Gugnio '74, La ballata del Nero) ai più poetici (Dedicato all'Europa, Sulla strada), dei più duri (La foiba di San Giuliano) ai più ironici (Sunglass policemen blues) senza dimenticare il meraviglioso (Fiaba), l'amicizia (Pensando a un amico), l'amore (Gahel), la nostalgia (Anni di porfido), ecc. Ci potete spiegare la misteriosa alchimia che presiede alla nascita di una canzone ?

Crediamo che non si possa spiegare con le parole. E' qualcosa che ti esce da dentro improvvisamente. A volte, musica e testo insieme. "Terra di Thule" è stata scritta e musicata in un'ora. In altre occasioni i testi sono stati scritti adattandoli a musiche composte anche anni prima...

In tempi ormai lontani membri della Compagnia dell'Anello sono passati sotto la scure della repressione. Sono quelle esperienze che hanno inspirato la canzone "A Piero" ?

Certamente sì. "Piero" era un giovane militante del FdG padovano incarcerato a 18 anni per "tentata ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista". Molte nostre canzoni contengono riferimenti a fatti realmente accaduti, ad esperienze vissute e a sensazioni provate in prima persona.

"Il domani appartiene a noi", che chiudeva l'ultima serata del primo Campo Hobbit, si è subito imposta come l'inno della gioventù nazionalista italiana e come un' slogan che ha largamente varcato le frontiere nazionale. Come è nato quest'inno ? Certe canzoni vostre son state messe in fumetto da una valente disegnatrice, Franca Montesin. E i manifesti dei vostri concerti sono vere opera d'arte. Si diffonde più facilmente il messagio quando si rivolge direttamente al'immaginario ? La nostr'area deve fare sforzi nel campo grafico ?

Per la verità era l'ultima serata del III Campo Hobbit a Castel Camponeschi. Sotto un planetario di stelle cantammo quell'inno insieme a migliaia di giovani che tenevano in mano le fiaccole accese. Ci reputiamo fortunati per aver condiviso con così tanti coetanei quell'esperienza indimenticabile. La storia del "il domani appartiene a noi" comincia a Campo Hobbit I ed è davvero singolare. L'ultimo giorno del campo, al momento della partenza, un ragazzo campano consegnò a Stefania Paternò un volantino ciclostilato con il testo della canzone, pregandola di consegnare lo scritto alla Compagnia perchè lo musicasse. Nello stesso momento, in un'altra parte del Campo, un amico padovano consegnò lo stesso volantino, raccolto da terra, a Mario Bortoluzzi. Mario e Stefania, tornati a Padova si accorsero che si trattava della traduzione della canzone "Tomorrow belongs to me" cantata nel film "Cabaret". Insieme a Junio cominciarono a provarla con la chitarra. Recuperarono la registrazione originale del film dal vinile della colonna sonora e aggiustarono il testo. Il resto è storia nota. Ancora oggi non sappiamo chi mise mano alla prima traduzione ma ci piace pensare che poichè "nulla accade per caso"... la sorte un giorno ci farà incontrare quell'anonimo ragazzo a cui intere generazioni di giovani militanti devono una delle più belle canzoni mai scritte dalla nostra comunità. Riguardo alla cura che bisogna usare nel campo della grafica e dell'immagine nel rivolgersi all'esterno siamo convinti che la strada da percorrere sia ancora molta anche se la direzione scelta dai più verso una sempre maggiore qualità è decisamente sintomo di maturazione e lascia ben sperare nel futuro.

Nel campo culturale, le passerelle e gli scambi tra nazionalisti francesi e italiani furono numerosi : la Banda Balder (fumetto del FdG di Rouen) si ritrova in cartellone del Campo Hobbit III e sulla copertina del vostro primo LP, Jack Marchal ha suonato con voi in un concerto a Roma (e pubblicava i suoi fumetti sulla Voce della Fogne, il giornale del FdG di Firenze) e voi stessi avete dedicato una canzone a Alain Escoffier, un militante nazionalista parigino che si è immolato col fuoco sulle Champs Elysées nel '77. Perchè questa vicinanza e come ha funzionato ?

Gli amici francesi compresero per primi la necessità di usare forme di espressione originali e più comprensibili ai contemporanei. A noi italiani le intuizioni d'oltralpe fecero solo bene e ci permisero di "svecchiare" un universo simbolico troppo legato all'esperienza del Ventennio e perciò troppo poco comprensibile alle nuove generazioni.
Anche grazie alla genialità di Jack Marchal e ai suoi topastri neri uscimmo dal ghetto nel quale ci volevano ottusi e nostalgici gli avversari, conquistando il nostro spazio politico e generazionale.


L'inizio delle '80 rivela un certo riflusso : chiusura delle radio libere, di numerosi ebdomadari di destra (Candido), senza parlare della strategia della tensione e dei arresti o dei esili che hanno seguito. Come la Compagnia dell'Anello e più generalmente la scena alternativa italiana hanno vissuto questo periodo ?

Capimmo che i tempi erano ormai maturi per poter usare lo strumento musicale come grimaldello per uscire dal ghetto e trasmettere la stessa visione della vita contenuta nelle canzoni dei primordi, riattualizzando i miti fondanti della vecchia Europa per le generazioni degli anni '80. Nonostante le solite difficoltà legate all'autoproduzione, l'intuizione produsse buoni risultati. Nel 1983 con l'uscita di "Terra di Thule" e nel 1990 con "In rotta per Bisanzio", due LP realizzati con l'apporto dei nuovi ingressi (Marinella e Massimo Di Nunzio, Gino Pincini e Marco Priori), la Compagnia migliorò indubbiamente anche dal punto di vista della qualità nelle incisioni e nelle esecuzioni dal vivo.
Non fu tutto facile. Ad ogni crescita corrisponde una crisi. Ma ne valse la pena.

Il "Concerto del Ventenale", suonato nel '97 insieme agli Amici del Vento per i vostri 20 anni di carriera (cinque ore di musica, più di mille spettatori paganti), segna una svolta poichè ebbe per la prima volta il patrocinio di due Assessorati alla Cultura, quello della Regione Lombardia e quello del Comune di Monza. È l'inizio di un certo modo di riconoscenza ufficiale per la musica alternativa italiana ?

Fu l'inizio e al tempo stesso un "canto del cigno". Due furono gli artefici di quell'evento: Guido Giraudo, voce narrante degli Amici del Vento, giornalista e instancabile "promotore" della canzone alternativa in Italia e Marzio Tremaglia mai dimenticato assessore alla cultura della Regione Lombardia ma soprattutto un Uomo che ha dimostrato, fino all'ultimo momento della sua breve vita, che si può far politica con dignità e intelligenza senza per questo venir meno ai propri valori. Il concerto di Monza fu un esempio unico e irripetibile di come la canzone alternativa avrebbe potuto essere veicolata negli anni successivi attraverso le associazioni e gli enti locali verso un pubblico ancora più vasto. La destra ufficiale, arrivata al potere, finse all'epoca di non accorgersene e, tranne poche eccezioni, non ci risulta che, a tutt'oggi, abbia compreso l'errore compiuto dopo il 1997...


Come fate per conciliare le esigenze di un gruppo musicale e quelle della vita quotidiana : lavoro, famiglia, forze distanza tra i membri ?

Bella domanda ! E' generalmente una corsa contro il tempo che si ripete ad ogni annuncio di concerto o al momento di entrare in sala d'incisione. Il fatto è che ogni concerto è per noi anche l'occasione per rimettere insieme un gruppo di amici, e di parenti, che si stimano a vicenda.

La vostra "progenie" è sempre più numerosa, sia in Italia che nel resto del'Europa. Che cosa pensate della nuova scena identitaria europea ?

Conosciamo bene solo quella italiana. Senza voler far torto a nessuno, Gabriele Marconi, i 270 bis e Massimo Morsello, hanno realizzato i più bei lavori degli ultimi anni, costituendo uno stimolo per tutta la scena alternativa italiana. Pensiamo comunque che la "scuola romana" riserverà ulteriori sorprese....e così quella "veneta".


Qualche mese fa, è uscito il vostro ultimo CD : "Di là dall'acqua". Ce ne parlate un po' ?

"Di là dall'acqua" chiude la trilogia iniziata con "Terra di Thule" e continuata con "In rotta per Bisanzio". In continuità con i due precedenti lavori, abbiamo usato il viaggio come metafora per indicare ancora una volta le costanti di una visione della vita in contrasto con il modello oggi dominante. Il viaggio permette alla mente di percepire sensazioni ed emozioni che aprono la strada all' intuizione. Il viaggio è avventura ma anche conoscenza che ci fa crescere e che ci permette di trasmettere ad altri ciò che abbiamo appreso. Il tema dominante del CD è dedicato alle terre "di là dall'acqua". Era doveroso farlo dopo 50 anni di oblio ufficiale. Le canzoni possono davvero aiutare a rompere il muro del silenzio perchè superano le barriere della materialità e si diffondono con facilità fra la gente, a volte più di un articolo o di un libro... Musiche e arrangiamenti sono stati molto curati grazie all'abilità dei nostri musicisti e ai moderni sistemi di registrazione che ci hanno permesso di realizzare un "prodotto" sicuramente ascoltabile anche "all'esterno".

In particolare fin da Terra di Thule la CdA ha portato avanti un lavoro di ricerca su testi e musiche volto a superare la dimensione puramente militante, in un'ottica diciamo "aperta". Questo lavoro pare inserirsi pienamente su questa scia...

Assolutamente sì : essere fuori dal ghetto significa doversi confrontare con "l'altro da sè" per tentare di diffondere la stessa visione della vita della stagione " militante" !

Per quando un concerto in Francia ?

Aspetiamo il vostro invito. Siamo pronti a venire.

In tre canzoni dell'ultimo CD ( Di là dall'acqua, Addio a Perasto e Incoronate) si sente la nostalgia di un esiliato per le terre d'Istria e Dalmazia, consegnate ai teppisti di Tito nel 43 e che, da quel tempo furono jugoslave e poi croate. Potete spiegare ai giovani francesi quale fu la tragedia vissuta dalle popolazioni italiane massacrate dai comunisti e obbligate a fuggire dalle loro case e dai loro paesi ? Questa storia non sarebbe per caso la vostra storia ?

A dire il vero, volendo aggiungere "Volo su Zara", le canzoni sono quattro. Credo che agli amici francesi si possa fare questo esempio : immaginate una regione come la Provenza, invasa dai tedeschi, dove il 95% degli abitanti sono costretti a lasciare le proprie case e i propri beni e fuggire in Francia, dopo aver sopportato una pulizia etnica con circa ventimila morti. Immaginate poi la sostituzione della popolazione autoctona con una popolazione bavarese che occupa le case un tempo abitate dai provenzali e avrete un'idea, anche se semplificata, di quello che hanno patito gli italiani di Istria e Dalmazia fra il 1943 e il 1947. La storia di questa tragedia appartiene a tutto il popolo italiano e in questi ultimi anni comincia ad essere insegnata anche nelle scuole.

Nell'ultimo "Di là dall'acqua"ma anche nei precedenti lavori emerge prepotente il tema del "ritorno alla terra". Qual'è la vostra sensazione al riguardo, si sta manifestando o no una maggiore sensibilità per argomenti come ecologia, alimentazione, nonchè una certa riscoperta delle tradizioni contadine ?

Certamente sì. Crediamo che il mondo contadino, seppur abbondantemnte contaminato da un'eccessiva "industrializzazione", sia ancora depositario dei valori tradizionali della Nazione. Ecco perchè, oggi più di ieri, è necessario difenderlo ed incrementare le "risorse umane" necessarie al mantenimento delle attività agricole, incentivando i più giovani per un "ritorno alla terra" e creando le condizioni per uno sviluppo sempre maggiore dell'agricoltura biologica. In Italia molto sta facendo in questa direzione il Ministero dell'agricoltura guidato da Gianni Alemanno.

Per concludere, quale bilancio fate di vostri quasi 30 anni di lotta musicale ? Frodo è sempre pronto a riprendere la strada per cacciare l'Ombra della Contea ?

Sono stati 29 anni di passione e di impegno. Vorremmo ringraziare uno per uno tutti gli amici che ci hanno sostenuto e accompagnato in questa avventura ma sono stati davvero tanti e un foglio non li conterrebbe tutti. Perciò un GRAZIE collettivo e di cuore ! Frodo quest'anno festeggerà il suo 49° compleanno. Secondo le consuetudini hobbit significherà aver raggiunto la maggiore età da appena 16 anni. Con l'aiuto delle stelle e insieme a tutta la Compagnia crediamo perciò che Frodo sia pronto a riprendere la marcia verso Monte Fato: l'Ombra sta nuovamente oscurando con nuvole di guerra i cieli della Terra di Mezzo ma, alla fine, non prevarrà.


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270 bis Amici del Vento Aurora Compagnia Dell Anello  Delenda Carthago Hobbit Indole Intolleranza Londinium SPQR Massimo Morsello Non Nobis Domine Skoll Sotto Fascia Semplice Zeta Zero Alfa Lorien Perimetro

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