Intervista Amici del Vento

Intervista di Marco Venturino a cura del nostro camerata Edgir

Gli Amici del Vento si sono formati nel '76, in pieni anni di piombo. Puoi descrivere ai giovani militanti francesi la nascita del gruppo e il quotidiano di un militante nazionalista, "tra gioia e dolore", nell'Italia dell'epoca ?

Gli anni Settanta sono stati anni molto difficili. La forza e la prepotenza della sinistra erano enormi. Ma la cosa peggiore non era tanto la possibilità - per quelli che in qualche modo si opponevano all'egemonia rossa - di essere picchiati o sprangati; quanto la impossibilità di potersi esprimere a livello culturale, artistico, direi quasi esistenziale. Chi non era comunista non doveva essere ascoltato, doveva essere scacciato da qualsiasi comunità come un appestato, in quanto rappresentante del Male assoluto.

In questo clima sono nati gli Amici del Vento. Carlo Venturino, allora studente di medicina, non ha fatto altro che tentare di combattere l' omologazione di allora. Le idee, le sensazioni, le emozioni, le paure e le speranze che qualunque giovane coltiva dentro sé, non sono patrimonio della sola sinistra. Nelle canzoni degli AdV c'è proprio l'intenzione di dimostrare questo.

Gli anni '70, sono anche quelli dei Campi Hobbit. Ci racconti questi momenti magici ?

I campi Hobbit sono stati un'esperienza indimenticabile. Proprio in virtù di quanto dicevo prima. Nei campi Hobbit la comunità giovanile non omologata a sinistra s'è scoperta ed ha capito di avere idee, emozioni, sogni e speranze come qualunque altra comunità. Nei campi Hobbit abbiamo visto che non eravamo fenomeni isolati, germi di una peste da temere e da scacciare.

Fatto probabilmente unico per le canzone di area, "Trama nera" diventò una canzoncina "alla moda", al punto da vincere un premio come "brano più ascoltato" di un'emittente siciliana vicina al Partito socialista. Come spieghi questa "uscita dal ghetto ?"

Trama nera deve la sua fortuna sicuramente al fatto di essere un motivetto orecchiabile ma, soprattutto, al fatto di essere stata veramente una canzone di "rottura". Rottura contro l'omologazione, le verità imposte, il politicamente corretto a tutti i costi. Alla gente comune piace la satira e sicuramente la satira che proveniva da un "ghetto" non poteva che stupire e poi essere apprezzata.

Anni Ottanta: il regime si scatena contro i nostri. Centinaia di camerati sono mandati in galera o costretti all'esilio. Certi sono anche stati "suicidati" dalla polizia politica. Come hanno vissuto gli Amici del Vento quel periodo ?

Come ho detto prima stati anni di lotta e di dolore. Gli Amici del Vento, come tutti i militanti di allora, li hanno vissuto sulla propria pelle, ma hanno anche cercato di trasformare tutto questo in musica. La musica spesso sublima il dolore. E permette di ricordare.

Per noi come gruppo musicale, poi, gli anni 80 sono stati brevi e tragici, perché nel dicembre del 1983 è morto Carlo Venturino, il nostro leader, il cuore e l'anima degli AdV. Nei dieci anni successivi quel tragico evento ci siamo ritrovati a suonare solo tre volte.

"Il mondo è cambiato, il rosso è passato". Il muro è crollato a Berlino ma i rossi, i verdi, i progressisti sono i padroni della Borsa, dei mass media e dell'Università. Quale sguardo volgi su questo mondo che non ha voglia di essere normale ?

Il crollo del muro di Berlino ha creato un vero e proprio sconvolgimento geopolitico. Rossi, verdi, progressisti, padroni di Borse e di media si sono mescolati in una melassa nella quale è molto difficile non restare invischiati. Per questo io voglio "non" essere normale. Oggi è molto più difficile capire chi sono i nemici. Non ci sono più eserciti con le bandiere e le uniformi. Per questo voglio "uno stomaco più stretto": per non inghiottire tutto quello che ti danno.

Nella canzone "NAR", evochi il destino tragico dei camerati che durante gli anni '70 hanno scelto la lotta armata, le loro speranze ma anche i loro errori. Qualcuno anche in Francia ha voluto seguire una via simile essendo generalmente manipolati dalla polizia politica del regime. Penso, in particolare, a quel ragazzo "impotente in questa realtà", che ha creduto di poter rovesciare la storia provando a fare il tiro al piccione sugli Champs Elysées. Cosa ti senti di dire oggi, avendo visto gli anni di piombo, ai giovani camerati la cui rabbia vorrebbe diventare violenza e che sarebbero tentati di "bruciare la vita" ?

Credo che il mio giudizio sull'esperienza terroristica sia espresso proprio nelle parole della canzone NAR : "Fu un amore deviato, un coraggio sbagliato.". Violenza e sangue che non hanno sortito frutti. Anzi, molti hanno solo corso il rischio di essere manipolati da quello stesso regime che credevano di abbattere. Capisco però che la rabbia spesso è molto difficile da contenere e, inoltre, non posso che rendere onore a chi ha il coraggio di compiere gesti radicali, anche se inutili o addirittura errati.

La maggior parte delle tue canzone hanno una dimensione tragica, cupa, dura. Anche quando si tingono di umorismo è, di fatto, un'ironia mordace. Gli Amici del Vento non sarebbero anche amici dello "spleen" di Baudelaire ?

La visione tragica, eroica e decadente fa parte del nostro patrimonio culturale. Lo spleen di Baudelaire è sicuramente nel nostro DNA. Se mi permetti la battuta, fatte le debite proporzioni di valore, Baudelaire avrebbe potuto far parte degli Amici del Vento.

Gli Amici del Vento si riformano in occasione del concerto di Milano per commemorare i 20 anni della scomparsa di tuo fratello Carlo, il creatore del gruppo. Ci parli di lui e delle "notti fredde, durante le quali, per riscaldarvi il cuore avete "parlato per delle ore" ?

Carlo è stato un uomo eccezionale. Sia per ricchezza di spirito che per pulizia interiore. E il ricordo che a venti anni ha lasciato lo sta dimostrare. Cosa potrei dirti di più?

Siete spesso stati dei pionieri: il primo gruppo alternativo italiano a suonare a l'estero, il primo a fare una musicassetta, i prima a fare un CD, i primi a fare una videocassetta... Secondo te quanto contano le nuove tecnologie (specialmente internet) per la diffusione dei gruppi di area ?

Non credo che il problema della cosiddetta musica alternativa sia quello delle nuove tecnologie. La musica alternativa soffre di un male incurabile che è il dilettantismo. Sia a livello artistico che imprenditoriale. E' questo che ne impedisce una diffusione più ampia ed è questo che la tiene lontana dal mercato musicale. Ed è un vero peccato.

La musica alternativa italiana degli anni '70 ha fatto proseliti in tutta Europa. Cosa pensi dell'attuale rock identitario ?

Onestamente devo dire che non lo conosco molto, ma vale quanto ho detto prima. Anzi, ancora di più oggi, in un periodo in cui non c'è l'emergenza della sopravvivenza fisica che ci obbligava ad una certa clandestinità.

Una delle tue canzoni "Lettera a un ragazzo della classe 80", s'ispira alla "lettera a un soldato della Classe 60" di Robert Brasillach. Propone scelte di vita ad un giovane militante. Cosa aggiungeresti, oggi, per un ragazzo della "classe 2000" ?

Oggi è molto difficile proporre delle scelte di vita o dare suggerimenti. Ho conosciuto troppi cattivi maestri e non voglio correre il rischio di annoverarmi tra quelli. L'unico consiglio che mi sento di dare l'ho scritto in una delle mie ultime canzoni. "butta il cuore più in là, al di là della luna."

Quale bilancio fai di questi quasi 30 anni di lotta musicale ?

L'esperienza degli Amici del Vento è stata molto importante e rappresenta una delle cose più belle della mia vita. Ovviamente alcune posizioni e certe chiavi di lettura le ho modificate. La vita cambia e ci cambia. Tutto scorre, ovviamente. Ma rimangono dei forti punti fermi. L'onestà intellettuale, lo slancio ideale, la resistenza alle convenienze, la ricerca della verità, il coraggio di dire di no. Sono cose che, vissute profondamente nell'esperienza degli Amici del Vento, restano anche nella vita. Ancora una volta ricordo le parole di un testo, scritto per ricordare Carlo: "una giovinezza di anni bene spesi, ad inseguire un senso ed una vocazione". Ecco, direi che questo è, un sintesi, il bilancio di questi anni.

I "figli del tradimento" sono sempre minacciosi. Quindi il "vecchio ribelle" deve ancora alzarsi in piedi e prendere la chitarra per cantare la "Rivolta" perché possa giungere "il nostro tempo" ?

Sinceramente non credo che "il nostro tempo" esista. O meglio, non credo che esista come età precisa e futuribile. Abbiamo troppe prove di come si possano corrompere gli ideali quando divengono potere, per questo motivo non mi occupo di politica. Credo però che il "nostro tempo" possa esistere anche in quanto presente. Vivere nel nostro presente, cercando di dimostrare chi siamo. Mi sembra un obiettivo molto più stimolante di qualunque ricerca di successo politico, elettorale o meno.


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