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Gli Amici del Vento
si sono formati nel '76, in pieni anni di piombo. Puoi descrivere
ai giovani militanti francesi la nascita del gruppo e il quotidiano
di un militante nazionalista, "tra gioia e dolore",
nell'Italia dell'epoca ?
Gli anni Settanta sono
stati anni molto difficili. La forza e la prepotenza della sinistra
erano enormi. Ma la cosa peggiore non era tanto la possibilità
- per quelli che in qualche modo si opponevano all'egemonia rossa
- di essere picchiati o sprangati; quanto la impossibilità
di potersi esprimere a livello culturale, artistico, direi quasi
esistenziale. Chi non era comunista non doveva essere ascoltato,
doveva essere scacciato da qualsiasi comunità come un
appestato, in quanto rappresentante del Male assoluto.
In questo clima sono nati
gli Amici del Vento. Carlo Venturino, allora studente di medicina,
non ha fatto altro che tentare di combattere l' omologazione
di allora. Le idee, le sensazioni, le emozioni, le paure e le
speranze che qualunque giovane coltiva dentro sé, non
sono patrimonio della sola sinistra. Nelle canzoni degli AdV
c'è proprio l'intenzione di dimostrare questo.
Gli anni '70, sono anche quelli dei
Campi Hobbit. Ci racconti questi momenti magici ?
I campi Hobbit sono stati
un'esperienza indimenticabile. Proprio in virtù di quanto
dicevo prima. Nei campi Hobbit la comunità giovanile non
omologata a sinistra s'è scoperta ed ha capito di avere
idee, emozioni, sogni e speranze come qualunque altra comunità.
Nei campi Hobbit abbiamo visto che non eravamo fenomeni isolati,
germi di una peste da temere e da scacciare.
Fatto probabilmente unico per le canzone di area,
"Trama nera" diventò una canzoncina "alla
moda", al punto da vincere un premio come "brano più
ascoltato" di un'emittente siciliana vicina al Partito socialista.
Come spieghi questa "uscita dal ghetto ?"
Trama nera deve la sua
fortuna sicuramente al fatto di essere un motivetto orecchiabile
ma, soprattutto, al fatto di essere stata veramente una canzone
di "rottura". Rottura contro l'omologazione, le verità
imposte, il politicamente corretto a tutti i costi. Alla gente
comune piace la satira e sicuramente la satira che proveniva
da un "ghetto" non poteva che stupire e poi essere
apprezzata.
Anni Ottanta: il
regime si scatena contro i nostri. Centinaia di camerati sono
mandati in galera o costretti all'esilio. Certi sono anche stati
"suicidati" dalla polizia politica. Come hanno vissuto
gli Amici del Vento quel periodo ?
Come ho detto prima stati
anni di lotta e di dolore. Gli Amici del Vento, come tutti i
militanti di allora, li hanno vissuto sulla propria pelle, ma
hanno anche cercato di trasformare tutto questo in musica. La
musica spesso sublima il dolore. E permette di ricordare.
Per noi come gruppo musicale,
poi, gli anni 80 sono stati brevi e tragici, perché nel
dicembre del 1983 è morto Carlo Venturino, il nostro leader,
il cuore e l'anima degli AdV. Nei dieci anni successivi quel
tragico evento ci siamo ritrovati a suonare solo tre volte.
"Il mondo è cambiato,
il rosso è passato". Il muro è crollato a
Berlino ma i rossi, i verdi, i progressisti sono i padroni della
Borsa, dei mass media e dell'Università. Quale sguardo
volgi su questo mondo che non ha voglia di essere normale ?
Il crollo del muro di
Berlino ha creato un vero e proprio sconvolgimento geopolitico.
Rossi, verdi, progressisti, padroni di Borse e di media si sono
mescolati in una melassa nella quale è molto difficile
non restare invischiati. Per questo io voglio "non"
essere normale. Oggi è molto più difficile capire
chi sono i nemici. Non ci sono più eserciti con le bandiere
e le uniformi. Per questo voglio "uno stomaco più
stretto": per non inghiottire tutto quello che ti danno.
Nella canzone "NAR", evochi
il destino tragico dei camerati che durante gli anni '70 hanno
scelto la lotta armata, le loro speranze ma anche i loro errori.
Qualcuno anche in Francia ha voluto seguire una via simile essendo
generalmente manipolati dalla polizia politica del regime. Penso,
in particolare, a quel ragazzo "impotente in questa realtà",
che ha creduto di poter rovesciare la storia provando a fare
il tiro al piccione sugli Champs Elysées. Cosa ti senti
di dire oggi, avendo visto gli anni di piombo, ai giovani camerati
la cui rabbia vorrebbe diventare violenza e che sarebbero tentati
di "bruciare la vita" ?
Credo che il mio giudizio
sull'esperienza terroristica sia espresso proprio nelle parole
della canzone NAR : "Fu un amore deviato, un coraggio sbagliato.".
Violenza e sangue che non hanno sortito frutti. Anzi, molti hanno
solo corso il rischio di essere manipolati da quello stesso regime
che credevano di abbattere. Capisco però che la rabbia
spesso è molto difficile da contenere e, inoltre, non
posso che rendere onore a chi ha il coraggio di compiere gesti
radicali, anche se inutili o addirittura errati.
La maggior parte delle tue canzone hanno una dimensione
tragica, cupa, dura. Anche quando si tingono di umorismo è,
di fatto, un'ironia mordace. Gli Amici del Vento non sarebbero
anche amici dello "spleen" di Baudelaire ?
La visione tragica, eroica
e decadente fa parte del nostro patrimonio culturale. Lo spleen
di Baudelaire è sicuramente nel nostro DNA. Se mi permetti
la battuta, fatte le debite proporzioni di valore, Baudelaire
avrebbe potuto far parte degli Amici del Vento.
Gli Amici del Vento si riformano in occasione del
concerto di Milano per commemorare i 20 anni della scomparsa
di tuo fratello Carlo, il creatore del gruppo. Ci parli di lui
e delle "notti fredde, durante le quali, per riscaldarvi
il cuore avete "parlato per delle ore" ?
Carlo è stato un
uomo eccezionale. Sia per ricchezza di spirito che per pulizia
interiore. E il ricordo che a venti anni ha lasciato lo sta dimostrare.
Cosa potrei dirti di più?
Siete
spesso stati dei pionieri: il primo gruppo alternativo italiano
a suonare a l'estero, il primo a fare una musicassetta, i prima
a fare un CD, i primi a fare una videocassetta... Secondo te
quanto contano le nuove tecnologie (specialmente internet) per
la diffusione dei gruppi di area ?
Non credo che il problema
della cosiddetta musica alternativa sia quello delle nuove tecnologie.
La musica alternativa soffre di un male incurabile che è
il dilettantismo. Sia a livello artistico che imprenditoriale.
E' questo che ne impedisce una diffusione più ampia ed
è questo che la tiene lontana dal mercato musicale. Ed
è un vero peccato.
La
musica alternativa italiana degli anni '70 ha fatto proseliti
in tutta Europa. Cosa pensi dell'attuale rock identitario ?
Onestamente devo dire
che non lo conosco molto, ma vale quanto ho detto prima. Anzi,
ancora di più oggi, in un periodo in cui non c'è
l'emergenza della sopravvivenza fisica che ci obbligava ad una
certa clandestinità.
Una
delle tue canzoni "Lettera a un ragazzo della classe 80",
s'ispira alla "lettera a un soldato della Classe 60"
di Robert Brasillach. Propone scelte di vita ad un giovane militante.
Cosa aggiungeresti, oggi, per un ragazzo della "classe 2000"
?
Oggi è molto difficile
proporre delle scelte di vita o dare suggerimenti. Ho conosciuto
troppi cattivi maestri e non voglio correre il rischio di annoverarmi
tra quelli. L'unico consiglio che mi sento di dare l'ho scritto
in una delle mie ultime canzoni. "butta il cuore più
in là, al di là della luna."
Quale bilancio fai di questi quasi 30 anni di lotta
musicale ?
L'esperienza degli Amici
del Vento è stata molto importante e rappresenta una delle
cose più belle della mia vita. Ovviamente alcune posizioni
e certe chiavi di lettura le ho modificate. La vita cambia e
ci cambia. Tutto scorre, ovviamente. Ma rimangono dei forti punti
fermi. L'onestà intellettuale, lo slancio ideale, la resistenza
alle convenienze, la ricerca della verità, il coraggio
di dire di no. Sono cose che, vissute profondamente nell'esperienza
degli Amici del Vento, restano anche nella vita. Ancora una volta
ricordo le parole di un testo, scritto per ricordare Carlo: "una
giovinezza di anni bene spesi, ad inseguire un senso ed una vocazione".
Ecco, direi che questo è, un sintesi, il bilancio di questi
anni.
I "figli del tradimento"
sono sempre minacciosi. Quindi il "vecchio ribelle"
deve ancora alzarsi in piedi e prendere la chitarra per cantare
la "Rivolta" perché possa giungere "il
nostro tempo" ?
Sinceramente non credo
che "il nostro tempo" esista. O meglio, non credo che
esista come età precisa e futuribile. Abbiamo troppe prove
di come si possano corrompere gli ideali quando divengono potere,
per questo motivo non mi occupo di politica. Credo però
che il "nostro tempo" possa esistere anche in quanto
presente. Vivere nel nostro presente, cercando di dimostrare
chi siamo. Mi sembra un obiettivo molto più stimolante
di qualunque ricerca di successo politico, elettorale o meno. |