Intervista di Marcello de Angelis (270 bis)

Intervista a cura del nostro camerata Edgir

270 bis è l'articolo del Codice Penale Italiano che punisce le cosiddette "associazioni sovversive" quelle cioè che - secondo la valutazione dei giudici - "mirano al sovvertimento violento delle istituzioni". È un concetto molto estensibile in Italia. Ci lo fai un piccolo corso di Diritto penale applicato ai "malpensanti" ?

Per associazione sovversiva in Italia si intende qualsiasi gruppo che "attenti all'ordine democratico". E' evidentemente un concetto molto vago che viene applicato a piacere dei potenti. Per molti anni era usato solo per i gruppi di sinistra, perché a noi non era riconosciuta la dignità di "sovversivi" ed eravamo perseguiti solo per "ricostituzione del partito fascista". E' un reato che punisce i progetti politici e non gli atti criminali, quindi è una legge contro la libertà di espressione e di pensiero ed una negazione del diritto di associazione. Attualmente stiamo facendo una campagna per abolirlo. Purtroppo in Italia c'è oggi una legge molto peggiore che è la legge "Mancino-Modigliani" simile ad una che avete in Francia (di cui non ricordo il nome) che punisce la cosidetta "istigazione all'odio razziale. Le misure repressive sono simili a quelle utilizzate in palestina dall'esercito israeliano, inclusa la confisca delle abitazioni e l'internamento...

Hai incomminciato a militare primo di avere 14 anni. Ci descrivi il tuo percorso ?

A tredici anni, con mio fratello Nanni, di un anno più anziano, sono entrato nel Movimento Sociale Italiano, ma siamo usciti due anni dopo perché aveva posizioni, specialmente in politica estera, che erano opposte alle nostre. Dopo due anni di circoli spontanei aderimmo alla nascente organizzazione Lotta studentesca che poi divenne Terza Posizione. Dopo altri due anni mio fratello morì in carcere ed io andai in esilio, prima in Francia e poi in Inghilterra. Dopo nove anni sono tornato a fare tre anni di prigione e quando sono uscito ho ricominciato a fare politica... e musica!

Alle 16 composi le tue prime canzone. Quanto divisione militare valono una chitarra e una rima ?

Il nostro motto (dévise ?) è "fa più danni una canzone che centomila volantini..."

1980 : la strategia della tensione, la morte - Nanni - l'esilo, la prigione...Come sopravivete i tuoi camerati e te ?
Si sopravvive perché non si muore. Comunque è peggio morire a se stessi che perdere la vita. Continuare ad esistere dopo esperienze del genere è certo difficile, si fa sempre a pugni con la propria coscienza, ci si sente sempre in colpa per non essere morti assieme ai nostri fratelli. Ma che ci possiamo fare ? Platone diceva che "chi muore giovane è caro agli dei". Mio fratello, evidentemente, gli piaceva più di me.

La diffusione delle tue canzone in Italia rileva pure essa dell'epopea. Ci la raconti ?

Quando ero in carcere in Inghilterra mi inviò una lettera un camerata più giovane che era in carcere in Italia e che ricordava quando, tra noi pochi amici, cantavamo insieme le mie canzoni, e mi chiese se potevo inviargli una cassetta per ascoltarle in cella e ricordare come era la nostra vita prima e sentirci vicini anche dietro le sbarre. Gliela inviai e poi non ne seppi più nulla. Dodici anni dopo, appena uscito di prigione in Italia mi invitarono ad un campo militante vicino Roma. Ci andai un po' imbarazzato, mi sentivo fuori posto. Un ragazzo mi chiese di suonare alcune mie canzoni che lui diceva di conoscere. Salii sul palco e cominciai. C'erano circa quattrocento ragazzi e cantarono tutti insieme a memoria le canzoniche avevo registrato per un solo camerata chiuso in una cella più di dieci anni prima. E' stato forse il momento più emozionante della mia vita.

1986 : il ritorno in Italia. Non si può dire che la madrepatria accoglia a braccia aperte il suo figlio prodigo : 3 anni di galera tanto per saldare i vecchi conti. Le tue impressione ?

Un militante della sinistra armata che ho conosciuto in carcere (nato in Francia e che al momento del suo arresto dopo essere stato ferito in un conflitto a fuoco con la polizia venne trovato in possesso di due libri in francese: Bagatelle pour un massacre e La comedie de Charleroi!) diceva sempre : "il carcere non lo auguro a nessuno... ma lo consiglio a molti". Dopo la prigione la visione del mondo cambia. E anche la visione di se stesso. E' il posto migliore per scoprire le proprie forze e le proprie debolezze. E il risultato è sempre diverso da quello che ti aspetti !

Appunto, in carcere, il fatto di vivere con "gli nemici" che sono anche i compagni di gallera non porta per caso a passare di una strategia della tenzione a una "strategia dell'attenzione" ?

Non credo esistano formule : ci si riconosce per la qualità umana al di là dei fattori ideologici. Il combattente rispetta il combattente. Ne parla benissimo Von Salomon ne "I proscritti".

Quando il vecchio ribelle a salutato il Sole e che le porte della prigione si aprono, quale sapore ha la libertà ritrovata ? Non comporta talvolta una certa dose di amarezza o di rimpianti ?

Quando sono uscito ho pianto, soprattutto perché non ho potuto salutare i miei compagni di cella. Per mesi mi sono sentito colpevole perché io ero uscito e gli altri erano ancora dentro. Per tre anni la cella è stata la mia casa e i miei compagni la mia famiglia. Ci ho messo molto per accettare che la mia vita era fuori. mi vergogno a dirlo, ma quando sono uscito ho provato sollievo, ma non felicità. E fuori tutto era diverso da come me lo aspettavo.

Evocando la tua adolescenza e la mancanza di canzone nazionaliste italiane, hai dicchiarato (Agenda Nazionalpopolare - 1998) : « Finimmo per comprare anche un paio di dischi di cantautori francesi "di destra" » Davvero ? Quali ?

Non ricordo ora il nome del cantautore ma ricordo le canzoni: una si chiamava chanteur d'Occidente ed un'altra Feliciano e parlava di un combattente nella giungla boliviana "Dans la jungle bolivienne mon frère est parti/ma mère comme une hyène pleure son petit". Quando mio fratello è morto ho ripensato a quella canzone...


Hai dichiarato : "Oggi la musica alternativa non ha più bisogno di essere alternativa al mondo, anzi, può davvero diventare la musica del mondo". Puoi sviluppare ?

La cultura della sinistra è tutto un sovvertimento delle sensazioni che una persona normale prova istintivamente: noi parliamo di cameratismo, di senso dell'onore, di appartenenza e di orgoglio per la nostra identità. Non conosco un uomo o una donna che sia in buona fede e non abbia l'animo corrotto che non senta le stesse cose. Forse prima c'era il limite della qualità del nostro lavoro, ora ci sono molti autori e gruppi che sono meglio di quelli che si sentono normalmente in radio. Manca solo un vero appoggio politico e poi credo che gli argini esploderebbero.

Cessando di essere "contro", di essere "alternativa", non rischia la nostra musica di educolrarsi ? Può Robin Hood lavorare per il Re ? Ma nel stesso tempo, l'opposizione sistematica e di principio non è, finalmente, una posizione comoda ?

E' vero sia l'uno che l'altro. ma penso che non sia un problema che si risolve facilmente. I rappers fanno finta ribellione e molti soldi. Ma non è un problema mio, io ormai ho fatto il mio tempo. Spero che il mio lavoro sia servito ad aprire i canali "ufficiali" a quelli che verranno dopo. Poi dipenderà dalla loro coscienza.

Oltra i tuoi talenti di compositore e di musicista, sei anche giornalista (direttore della rivista Area), grafico ed illustratore. Sei presente in Roma Fantastica, una raccolta antologica di racconti fantastici e di orrore dedicato ai misteri della Città Eterna. (dove troviamo una vecchia conoscenza della musica alternative italiana : Gabriele Marconi). Ci parli delle tue varie attività ?

Ma dove le avete trovate tutte queste informazioni ? E' imbarazzante ! Io ho solo un grande bisogno di comunicare quello che sento in tutti i modi possibili e per fortuna la mia famiglia mi ha fornito, con l'educazione e la genetica, molti strumenti per farlo. Se questo serve alla causa mi fa sentire anche bene con me stesso. L'unica cosa che manca è il tempo. Ora, con l'amico di sempre Gabriele Marconi vorremmo fare un film. Ci stiamo lavorando. Sarebbe il completamento, no ?

Un film ? Dai ! Raconta ! Vogliamo sapere tutto !

Gabriele ha scritto un bel romanzo intitolato "Io non scordo" (come una nostra canzone) e pubblicato da Settimo sigillo che in Italia ha venduto più di 5000 copie - che per noi è un gran numero, perché gli italiani non leggono quanto i francesi. Alcune case di produzione gli hanno proposto di farne un film. Stiamo discutendo con loro per essere sicuri che la storia non sia troppo cambiata.

Ci presenti gli altri membri del gruppo e il vostro modo di lavorare ?

Massimiliano al sax, fabio alla batteria, il Duca e Marco alle chitarre, Maurizio al basso. Tra me e Marco ci sono quasi venti anni di differenza! Ci troviamo in sala, ci raccontiamo la nostra giornata e poi io dico "mi è venuta un'idea per una canzone". Poi si suona e si vede cosa esce fuori. Alla fine si va al pub e spesso il giorno dopo i ricordi sono un po' confusi.

270 Bis, è uno suono senza equivalente sulla scena identitaria. Lo saxo di Max fa molto per questo. Quale sono le vostre influenze musicale ?

Max e Fabio hanno studiato jazz, Marco viene dal rock puro, fabio suona per altri gruppi rock e blues, il Duca è un amante del folk e io mi sono formato al pop inglese degli anni Ottanta. Il risultato è sempre inatteso.

Per quando una ristampa dei vostri primi albums, adesso esauriti, senza dimenticare la mitica "Cassetta di Londra" ?

A fine marzo esce un cd che celebra il nostro decennale con una selezione di pezzi dei primi due album riarrangiati e io vorrei, un giorno, fare un disco acustico con i pezzi della cassetta di Londra. Non so quando, però.


E il prossimo CD, tanto aspettato ?

Finito di registrare il cd del decennale cominceremo a lavorare sul prossimo. Ci sono già cinque pezzi più o meno pronti. Sono un po' preoccupato, in verità. Dopo il successo di "incantesimi d'amore" è difficile migliorare il livello.


La tua opinione sui "giovanotti" del Rock identitario europeo ?

In Inghilterra ci sono i Warlord, che non sono più tanto "giovanotti", con cui ho suonato a Verona e che trovo eccezionali. Adoro gli spagnoli Estirpe Imperial che ora si sono sciolti per formare altri gruppi. Porterò alcuni loro pezzi nella tomba (o piuttosto tra le fiamme del rogo funebre!). In Francia credo che i gruppi bravi siano molti: In Memoriam, Basic Celtos, Elendil, VaeVictis, Fraction ecc. C'è del buono anche ad Est. In Italia i miei preferiti sono gli Hobbit e i DDT, ma ce ne sono altri molto bravi che stanno crescendo.

 


Marcello, parli un ottimo francese. Ci le dici qualche parole nella lingua di Molière per i camerati del Coq Gaulois ?

"Qu'est-ce qu'il nous reste du fascisme? Les camarades et le drapeau noir". Io l'ho letta su un muro della mia scuola, quando ero al liceo eancora non parlavo una parola di francese. Forse è stato l'inizio del mio innamoramento per la Francia ?


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